“You Believe in Angels, Mr. Drowak?”: quando credere nell’impossibile diventa un atto di speranza

C’è chi salva con le parole e chi, semplicemente, sceglie di credere negli altri. È il messaggio potente di “You Believe in Angels, Mr. Drowak?”, il lungometraggio del regista Nicola Steiner, ultimo film in concorso per i Generator +18, che ha chiuso il percorso della sezione in Sala Blu regalando ai giurati un’esperienza intensa, emotiva e ricca di spunti di riflessione. Protagonista della storia è Lena, una studentessa solare e profondamente convinta della bontà delle persone. Accettando il ruolo di tutor di scrittura in un progetto sociale, si ritrova davanti un unico allievo: Hugo Drovak, ex senzatetto, alcolizzato e profondamente segnato dalla vita. Quello che sembra un incontro impossibile si trasforma lentamente in un legame capace di risvegliare nell’uomo un talento inatteso per la scrittura. Ma mentre Hugo riporta sulla carta i ricordi del passato, i suoi demoni interiori riaffiorano con forza, mettendolo davanti alle ferite mai rimarginate. Una storia che intreccia realtà e finzione, favola e dolore, lasciando allo spettatore un finale aperto che invita a interrogarsi sul futuro dei suoi protagonisti. Accolto da lunghi applausi, Steiner ha dialogato con i #jurors raccontando la lunga gestazione del progetto: otto anni di lavoro per riuscire a realizzare quello che, per lui, sembrava un sogno irraggiungibile. «Il tema di questa edizione, le cose impossibili, rispecchia perfettamente il mio film», ha spiegato. «Per me l’impossibile era proprio girare questo lungometraggio: trovare i finanziamenti, convincere il produttore ad accettare scelte anticonvenzionali e costruire il cast. Ma se si continua a credere nei propri obiettivi, alla fine si possono raggiungere». Alla domanda di Eris sull’ispirazione della storia e sulla contrapposizione in scena tra bianco e nero e colore, il regista ha spiegato come il film nasca da un lavoro collettivo, arricchito anche dalle competenze del direttore della fotografia sui temi degli abusi e dell’autolesionismo. Pur non essendo autobiografica, la vicenda prende spunto da una storia realmente accaduta in Germania e fonde elementi realistici con un’aura quasi fiabesca. Il finale aperto, ha sottolineato, nasce proprio dalla volontà di lasciare spazio alla speranza. Grande curiosità anche per le scelte stilistiche. Alla domanda di Giulia sul ricorrente simbolismo dei ratti, il regista ha spiegato che rappresentano la materializzazione dei demoni interiori e delle paure che perseguitano Hugo. Emanuele ha invece chiesto il motivo della fotografia in bianco e nero contrapposta ai flashback a colori: una scelta condivisa con il direttore della fotografia per accompagnare emotivamente lo spettatore. Il presente, in bianco e nero, mette in collisione due mondi, mentre il passato si presenta inizialmente vivido e ricco di colori che, con il procedere del racconto, si affievoliscono progressivamente senza però cancellare il messaggio di speranza. Il dialogo si è fatto ancora più personale quando Chiara ha chiesto come avesse deciso di rappresentare quella “brama verso le cose impossibili” che attraversa il film. La risposta del regista è stata un invito ai giovani presenti in sala a non rinunciare ai propri sogni, anche quando sembrano irrealizzabili. Tra gli interventi più emozionanti quello di Vincenzo, che ha confessato di essersi commosso fino alle lacrime, colpito dalla straordinaria cura della scenografia e dei dettagli visivi. «Mi riempie il cuore di gioia sapere che avete notato tutto questo» – ha risposto Steiner, raccontando come ogni effetto speciale sia stato realizzato in modo analogico per dare autenticità al mondo del film. Infine, Naide ha colto una suggestiva affinità con l’universo di George Orwell, osservazione che il regista ha accolto con entusiasmo. «Il tema della memoria mi stava particolarmente a cuore perché rappresenta la speranza per il futuro», ha spiegato, chiudendo l’incontro con un messaggio rivolto ai #Giffoner: «Lavorate per raggiungere i vostri obiettivi. Se continuerete a perseguirli, ce la farete. Sono certo che un giorno sarò io dall’altra parte a guardare voi». Con You Believe in Angels, Mr. Drovak? si conclude il percorso dei più grandi, lasciando in eredità una riflessione profonda sul potere delle storie e degli incontri.

 

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