Don Roberto Faccenda ai giffoner: “Abitate il mondo con fede e amore per migliorarlo”

L’ironia è travolgente. Profonda. Esplode nel cuore come una risata che toglie il fiato. Don Roberto Faccenda entra nella Sala Verde della Multimedia Valley tra i volti sorridenti dei giffoner. Responsabile della pastorale giovanile della diocesi di Salerno-Campagna-Acerno, comunicatore brillante e autore del libro ‘A(r)marsi con cinque ciottoli’, sceglie di parlare alla sezione Impact senza cattedra né formule. Come da tradizione. Ma attraverso storie, immagini e riflessioni che una dopo l’altra finiscono per toccare le corde più profonde dell’incontro.
«Esistono tre modi di rapportarsi ai giovani» osserva. «Si può parlare ai giovani, parlare dei giovani oppure parlare con i giovani. È quest’ultima la strada che dovremmo scegliere». Don Roberto approfondisce il concetto: «Parlare con i giovani significa avere due disponibilità: il tempo e il coraggio di fallire. Troppo spesso agli adolescenti offriamo un tempo lungo, fatto di attese, al posto di un tempo largo, cioè uno spazio vero in cui sentirsi accolti. Quando un ragazzo attraversa un momento difficile non bisogna correre a dargli risposte. Bisogna restargli accanto». Don Roberto affida alla sezione Impact una delle immagini più efficaci di questa edizione del festival: «I giovani hanno il fuoco. I più grandi hanno la luce. Il fuoco, quello della passione, accende i percorsi. La luce, quella dell’esperienza, li illumina». Il dialogo si sposta quindi sulla fede. «La fede è l’altra faccia dell’amore» spiega Don Roberto. «L’infatuazione, l’innamoramento e l’amore sono tre momenti diversi. L’amore, quello vero, è una scelta. Lo stesso vale per la fede. Non significa soltanto lasciarsi affascinare da Dio. Significa scegliere ogni giorno di vivere una relazione con lui e con gli altri. La fede è personale ma ha anche bisogno di una comunità». Lo sguardo del sacerdote salernitano torna ai ragazzi seduti in sala: «Siete i protagonisti del presente. Il cambiamento passa proprio da qui. Abbiate il coraggio di essere protagonisti del mondo per migliorarlo».
C’è spazio anche per una riflessione sul rapporto tra comunicazione e credibilità. Don Roberto racconta del suo primo video diventato virale: una battuta pronunciata durante una cerimonia e quattro milioni di visualizzazioni. «Ero sacerdote da quindici anni ma in un attimo sono diventato popolare, un personaggio. Quel video aveva fagocitato tutto il resto. Il mio arcivescovo mi consigliò di fare attenzione e aveva ragione. Solo dopo, raccontando davvero la mia storia in un podcast, sono tornato a essere una persona e non soltanto un personaggio. La credibilità è il bene più prezioso che possiamo costruire, soprattutto in una società dove il web rischia di travolgerci». Don Roberto sorride raccontando un episodio che dice molto del suo modo di vivere la notorietà: «Mi hanno proposto di partecipare alla Ruota della Fortuna. Mi dissero: “C’è un santone, vieni anche tu”. Ho risposto di no. Se mi invitate a parlare di giovani, di fede, ci sono. Se invece devo fare il fenomeno da baraccone, allora quello non è il mio posto». Il momento più intenso arriva quando dalla platea prende la parola un giffoner. Racconta di aver subito episodi di bullismo, di aver perso la fede e di averla ritrovata proprio frequentando la parrocchia di don Roberto: «Grazie a lei ho ricominciato a credere nelle persone. Oggi ho ritrovato quella stessa speranza anche qui, a Giffoni». Don Roberto lo ascolta in silenzio, poi gli risponde: «Sono felice. Hai scelto di credere in te stesso e negli altri. E questo significa già scegliere Dio. Io non credo che esistano persone non credenti. Esistono incontri che cambiano la vita. E gli incontri possono restituirci la speranza quando pensiamo di averla perduta».
L’ultima riflessione è per Giffoni e per il suo ideatore e fondatore: «Claudio Gubitosi ha creduto dove altri non hanno creduto. Ha visto dove altri non hanno visto. Ha sperato dove altri non hanno sperato» sottolinea Don Roberto. «Così si cambia il mondo. Così lo si rende un posto migliore».

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