L’importanza della multiculturalità per rafforzare i legami nella società nel film in concorso GAMMA RAYS per i juror Generator +16

Questo pomeriggio i Generator +16 sono stati convocati nella splendida Sala Truffaut per prendere parte alla proiezione del film in concorso GAMMA RAYS del regista Henry Bernadet, presente in sala.  

Ciò che ha spinto il cineasta a voler realizzare questo film è il desiderio di indagare sul periodo più burrascoso di ogni essere umano: l’adolescenza. Da questo punto, nasce anche la volontà di volersi servire di giovani attori non professionisti, per offrire allo spettatore un racconto quanto più naturale, veritiero e senza influenze stilistiche. Solo i personaggi che hanno interpretato gli adulti, sono attori professionisti. Tuttavia, questo divario, oltre a non essere così evidente, ha reso il racconto delle diverse storie, molto più interessanti e con un tocco documentarista. 

La vita tranquilla di Abdel viene sconvolta dall’arrivo del suo estroverso cugino, che resterà con lui per tutta l’estate. Fatima desidera ardentemente una vita più stabile poiché sta iniziando un nuovo lavoro come cassiera in un supermercato. Toussaint, mentre pesca, trova una bottiglia spiaggiata sulla riva con dentro un messaggio. A cavallo tra finzione e documentario, LES RAYONS GAMMA è una commedia drammatica girata con giovani attori non professionisti provenienti da comunità di immigrati. 

Travolto dalle domande dei giurati in sala, che hanno colto il messaggio che voleva lanciare il regista, Bernadet ha anche spiegato quanto i ‘raggi gamma’ siano presenti nella sua vita privata e professionale.  

Profondamente convinto che i raggi creino una connessione invisibile che lega gli esseri umani che a loro volta emanano un’energia potentissima; ad averlo ispirato nel titolo è stata la condizione di salute della mamma, affetta da una patologia che la rende sensibile alle onde elettro magnetiche. 

Il regista ha inoltre spiegato che la scelta del cast, composta da ragazzi e ragazze di diversa etnia, è nata a seguito di un workshop basato sull’arte dell’improvvisazione. Di fatti, alcune scene sono state girate in totale assenza di sceneggiatura e solo con uno breve script, come base sulla quale dover lavorare.  

Le storie che vedono i giovani adolescenti frequentarsi, vivere in strada, senza stare attaccati costantemente ai cellulari, sono state scritte dal regista prendendo spunto a fatti realmente accaduti e a momenti di pura fantasia. Un’alternanza tra realtà e invenzione che – come suggerisce il tema del Giffoni54 – rende tutti più vicini, sebbene siano convinti di essere completamente distanti l’uno dall’altro.  

Per concludere, il regista ha parlato di quanto sia importante vivere in una società multiculturale, sebbene ci troviamo a vivere in un mondo dove non c’è tolleranza verso il prossimo diverso da noi. Un grave errore di umanità, che porta la società a non crescere e non rafforzarsi. 

 

 

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