L’insediamento forzato della comunità palestinese in Cisgiordania nel docufilm NO OTHER LAND per la sezione GexDoc

Questo pomeriggio il pubblico presente in Sala Galileo ha avuto modo di vedere il docufilm NO OTHER LAND nato in collaborazione tra Basel Adra, un avvocato e giornalista palestinese; Hamdan Ballal, un fotografo e agricoltore palestinese; un giornalista investigativo israeliano Yuval Abraham e la direttrice della fotografia Rachel Szor di origine israeliana. 

Premiato dal pubblico come miglior documentario e con il premio del pubblico nella sezione Panorama della 74esima edizione de la Baronale, il loro film è un inno al coraggio e alla lotta contro le ingiustizie subite dal popolo israeliano, da parte della comunità palestinese di Masafer Yatta.  

Il film realizzato da un collettivo israelo-palestinese mostra la distruzione di Masafer Yatta, nella Cisgiordania occupata, da parte dei soldati israeliani e l’alleanza che si sviluppa tra l’attivista palestinese Basel e il giornalista israeliano Yuval. 

Per quanto possa essere affiancato – in maniera del tutto naturale –  all’attuale conflitto tra Israele e Hamas, in realtà questo progetto offre allo spettatore una visione differente di quella che può essere considerata, la distruzione di un popolo. Le urla strazianti delle persone che vedono le loro case buttate a terra come se fossero dei castelli di carte; che vedono rase al suolo le scuole dei loro figli e le baracche per il bestiame e l’impossibilità di avere acqua, sorge spontaneo chiedersi se tutto questo non possa essere evitato e addirittura condannato nelle sedi opportune.  

Quel che traspare dai 95 minuti di montaggio, mostra in che maniera grossi finanziamenti governativi possano procurare morti e distruzione ai danni della povera gente, colpevole – a loro dire – di essere nata dalla parte sbagliata.  

Nel docufilm, il colpevole di tali atrocità è rappresentato da Ilan, un uomo sicuro di sé negli atteggiamenti e nell’abbigliamento, che sembra non avere un briciolo di pietà per quelle persone destinate a perdere tutta la loro intera esistenza fatta di sudore e sacrifici. 

Definirla una guerra non è corretto, visto che si tratta dell’occupazione di un territorio in piena regola. I protagonisti, nonché autori, con i loro cellulari hanno documentato una realtà che  sembra lontana anni luce dal nostro Paese, ma che in realtà è più vicina di quanto si possa pensare. Il loro atto di coraggio li ha portati anche a rischiare la vita in diverse occasioni.  

Sicuramente resta impresso negli occhi di chi vede NO OTHER LAND  lo stile di ripresa prescelto dai registi e montatori. Iniziato nel 2020 e terminato nel 2023, seppur con estrema fatica, trattandosi di un argomento che è in continua evoluzione. Grazie alla mobilità della macchina da presa e di conseguenza, a sequenze dinamiche e rocambolesche in alcuni momenti, nessuno può ritenersi di essere uno spettatore passivo.  

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