“King of the Wanderers”, quando l’impossibile è continuare ad amare oltre ogni fragilità

Può un amore resistere alla malattia, alle assenze e alle ferite del passato? È una delle domande che attraversano “King of the Wanderers”, il film della regista Janne Schmidt, presentato in concorso in anteprima mondiale per gli Elements +10 nella Sala Sordi. Un racconto delicato e intenso che, attraverso lo sguardo della giovane Meissy, invita a riflettere su una delle “cose impossibili” più profonde: riuscire ad accettare chi si ama anche quando la realtà è molto diversa da quella che avevamo immaginato. La protagonista, Meissy, ha undici anni e sogna di conoscere davvero suo padre, ricomparso improvvisamente dopo anni di assenza. Contro il parere della madre Lucy, decide di incontrarlo di nascosto, lasciandosi conquistare dal suo mondo fatto di fantasia, origami, incontri sorprendenti e una vita vissuta ai margini. Ma quel viaggio meraviglioso si trasforma lentamente nella scoperta di una verità difficile: il padre, che la madre aveva cercato di tenere lontano dalla figlia per proteggerla, convive con la schizofrenia. Al termine della proiezione, la regista ha raccontato l’origine del progetto, nato dalla sua esperienza di giornalista: «Ho scritto a lungo dei senzatetto e ho capito che chiunque, nella vita, può ritrovarsi improvvisamente in una situazione di disagio. Allo stesso tempo ho approfondito il tema della salute mentale, che riguarda tutti noi e di cui bisogna parlare senza alcuno stigma». Un messaggio accolto con grande attenzione dai piccoli #jurors, che hanno apprezzato il coraggio di affrontare un argomento spesso ancora circondato da pregiudizi. Anche la sceneggiatrice Eveline Hagenbeek ha condiviso l’emozione del momento, ricordando il lungo percorso creativo: «Ci sono voluti cinque anni per realizzare questo film e proprio oggi qui a Giffoni vive la sua anteprima italiana». Un traguardo celebrato insieme ai ragazzi, con calorosi applausi e profonde riflessioni. «Oltre ogni malattia o difficoltà ci sarà sempre un amore tra genitori e figli e nulla li potrà dividere» – ha osservato Giorgio, cogliendo l’essenza del legame raccontato sullo schermo. Federico ha invece trovato il filo conduttore con il tema del festival: «La cosa impossibile di questo film è il ricongiungimento tra padre e figlia. A volte il cambiamento crea distanza, soprattutto quando non si riesce ad accettare ciò che ci fa paura». Il film lascia così un messaggio di grande umanità: le cose impossibili non sempre possono essere cambiate, ma possono essere comprese.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *