“Je so’ pazzo”, il giovane Pino emoziona i giovani di Giffoni

C’è una intera Sala Truffaut che canta le canzoni di Pino Daniele. Inganna il tempo nell’attesa che arrivino i protagonisti del film “Je so’ pazzo” che arriverà nelle sale il 15 ottobre 2026. Ragazzi dai 13 ai 18 anni, che cantano le canzoni del “mascalzone latino”. E questa, è già una bella scommessa vinta da Massimiliano Caiazzo, che interpreta Pino; da Nicola Prosatore che lo ha diretto e da Filippo Valsecchi, che lo ha prodotto. E quando entrano in sala, dopo il photocall e la passerella sul blue carpet, è un tripudio di applausi sulle note del brano che regala il titolo alla pellicola che è significati e significante del film.

“E’ questo un film che vuole ispirare i ragazzi come voi, con la storia di un ragazzo che ce l’ha fatta. Raccontarvi la cultura di quel tempo, la dedizione e tutto il talento che da solo non sarebbe probabilmente bastato. E spero anche che vedendo questa pellicola vi possiate innamorare della sua musica”. Massimiliano Caiazzo è già una icona per questi ragazzi. Lo è almeno da quando ha portato sul piccolo schermo il giovane Carmine di Salvo, uno dei protagonisti di “Mare fuori”. Che lo ha consegnato all’immaginario dei giovani trasformandolo in un idolo dei giovani.

Tre le clip mostrate in sala, che più del trailer, fanno intuire che lavoro c’è stato dietro la costruzione del personaggio (“non ho voluto emularlo ma interpretare quello che aveva dentro quel ragazzo che in quegli anni aveva più o meno la nostra età”) e la ricostruzione dei fatti, costruita attingendo a piene mani “nella biografia scritta dal figlio e dalle lunghe chiacchierate fatte con la moglie Dorina”. E proprio la prima moglie, confessa il regista Nicola Prosatore, “è stata per noi una vera e propria musa co lo fu per Pino Daniele”.

Tante le domande dei ragazzi che si sono concentrate principalmente sulla responsabilità di interpretare un personaggio così importante. “Mi sono interrogato molto se accettare o meno il ruolo. E mi sono confrontato con amici e parenti. Quando poi ho parlato con Filippo (Valsecchi -ndr), è stato molto chiaro il senso: cioè andare a raccontare l’essere umano che è dietro questa famosa icona”. E di conseguenza “con questo tipo di approccio è stato da subito chiaro, anche con Nicola, che non doveva essere un’imitazione, ma appunto un’interpretazione. Anche perché – spiega Massimiliano – Pino c’è già stato, imitarlo non mi interessava e non ci sarei mai riuscito. Ovviamente c’è stato un lavoro di preparazione, di caratterizzazione, ma sempre con l’intento di andare a cercare quella verità che è dietro l’artista, che è dietro la sua voce, che è dietro questo suo bisogno di essere ascoltato, di libertà di espressione, che è stata rivoluzionaria in quegli anni”.

E questo approccio è tutto nel titolo del film, un brano storico nel cui incipit Pino canta: “E vogl’essere chi vogl’io/ Ascite fora d’a casa mia”. Appunto una rivoluzione. E oltre alla sua storia, gli autori hanno lasciato parlare i suoi brani, “come costole tematiche dei momenti che affrontiamo nel film. In una scena, ad esempio, Pino viene insultato per l’uso del dialetto e lui risponde: non è importante saper parlare ma saper suonare. E’ un momento di discriminazione, così come la canzone che abbiamo scelto di far cantare prima dell’insulto, “Chille e nu buono guaglione” che parla di uomo che si sente donna e che, per questo, viene discriminato. Ecco nel film c’è sempre questo doppio binario”. Come l’incomprensione del padre sul testo di “Napul è”.

Un film, come osserva la giovanissima Ludovica, che usa la musica, il blues di Pino, come ponte tra la generazione di Daniele e quella di oggi. Il messaggio è chiaro: “Siate pazze, siate graffianti. Oggi paradossalmente abbiamo un po’ più paura del giudizio rispetto a prima nonostante giochiamo a dire il contrario e quindi, una musica di libertà, una musica di verità come quella di Pino è oggi necessaria” spiega Prosatore. E a chi ha criticato il film vedendo solo il trailer il regista risponde: “Massimo rispetto per chi ha espresso la propria opinione, ma un trailer non è sufficiente per giudicare un intero film. Prima guardiamolo, poi confrontiamoci. Sempre con il massimo rispetto per chi ha lavorato al fianco di Pino e per l’impegno che tutti abbiamo messo in questo progetto. Mi auguro che, dopo aver visto il film, si possa apprezzare il nostro lavoro.”

In ogni caso, “Je so’ pazzo” è un ritratto intenso di Pino Daniele, un’anima ribelle nata nei vicoli di Napoli, che ha rivoluzionato la musica italiana fondendo blues, jazz e tradizione partenopea. “Il film racconta la sua ascesa, dagli anni difficili dell’infanzia segnata dall’abbandono, fino al leggendario concerto del 1981 davanti a 200mila persone. Tra conflitti familiari, fragilità personali e amori profondi” un messaggio, il suo, decisamente attuale.

 

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