Ciro Corona: “Con il mio corto Ciao Pa’ restituisco il cambiamento al territorio”

L’attivista sociale Ciro Corona ha portato a #Giffoni56 il cortometraggio di Riccardo Avitabile Ciao Pa’, che parla con i ragazzi ai ragazzi. Il tema è il bullismo, l’intento quello di sensibilizzare il pubblico di tutte le età. “Dobbiamo imparare a restituire il cambiamento al territorio – dice – che sono i nostri ragazzi. Rappresentano il presente, certo, ma anche il futuro. E se li educhiamo a questo cambiamento avremo una zolla di terra migliore”.

A chi gli chiede come vede le nuove generazioni risponde: “Questi giovani sono più sensibili, svegli e preparati di quanto non eravamo noi. Hanno voglia di mettersi in gioco, peccato che a volte manchino le opportunità”.

Il progetto del corto, nato da (R)esistenza Anticamorra, “rientra in un progetto che rende protagonista il pubblico del corto e a sua volta arriverà nelle scuole mettendo al centro dei prossimi corti gli studenti che incontreremo”.

Ancorato al territorio sì, ma dal respiro universale: “La scuola non è adeguata a difendere i più piccoli dal bullismo e purtroppo neanche le famiglie. Gli educatori dovrebbero essere pronti a riconoscerne i primi sintomi”.

I giurati, durante l’incontro nella Sala Verde della Multimedia Valley di Giffoni Valle Piana, hanno restituito a Ciro Corona “realtà e concretezza”. Non solo come attivista, ma da padre, riconosce che i “messaggi inviati a questi ragazzi poi vengono restituiti agli adulti” in un circolo virtuoso. La paura più grande? “La paura dei genitori di essere inadeguati”.

La centralità dell’universo Giffoni in questo progetto viene considerata cruciale: “Il festival dovrebbe essere un bene culturale del nostro Paese, l’unico che si rivolge con il cinema ai giovani, miscela di emozioni spontanee e genuine, palestra di spunti, riflessioni e confronto”.

Nella sua esperienza ha declinato varie volte il tema delle cose impossibili: “Io vengo da un quartiere delicato di Napoli, Scampaia. Fino a 15 anni era la capitale della droga, oggi ospita 144 associazioni e la situazione si è ribaltata. Ricordo i cecchini sul tetto durante la faida del 2004, oggi invece i miei figli si affacciano alla finestra e al posto delle armi vedono l’università. Il cambiamento si costruisce giorno per giorno”.

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