Alice Leccioli

ALICE LECCIOLI. LA “FELICITÀ” E LA VOGLIA DI VIVERE: “PRIMA DI ESSERE DISABILI SIAMO PERSONE”

È un’emozione parlarvi in piedi”. Sono queste le prime parole di Alice Leccioli ai ragazzi di Impact. Affetta da diparesi spastica dalla nascita, dovuta a una sofferenza di ossigeno durante il parto, era destinata a non camminare mai.

È un’emozione parlarvi in piedi”. Sono queste le prime parole di Alice Leccioli ai ragazzi di Impact. Affetta da diparesi spastica dalla nascita, dovuta a una sofferenza di ossigeno durante il parto, era destinata a non camminare mai. “Poi ho incontrato Felicità, il mio esoscheletro, l’ho battezzato così perché è la prima parola che mi è venuta in mente dopo averlo provato”.

La sua vita è cambiata grazie a un servizio de Le Iene.Mio padre, a mia insaputa, si è messo in contatto con la trasmissione Mediaset e, grazie al medico Franco Molteni e a una donatrice anonima, sono riuscita a provarlo e ad utilizzarlo. Ricordo bene la prima volta che sono stata in piedi, contro ogni previsione della scienza. All’inizio non riuscivo a parlare quando mi alzavo, ora mi viene facile”.

Molte lacrime, tanta commozione e diffusa gratitudine. Un’aria magica quella nella Sala Galilei a conclusione della quarta giornata del #Giffoni53.

Tanti i tabù sulla disabilità, che Alice prova a superare raccontandosi in maniera schietta e felice. “Un consiglio che do a me stessa tutti i giorni, e che posso dare agli altri che vivono una disabilità, è imparare a vivere prima la propria persona e poi la propria disabilità, non si è sempre fragili, si può essere anche forti! La felicità per me è respirare, svegliarmi sempre con la voglia di vivere. Per me è INDISPENSABILE vivere la mia vita a pieno e circondarmi di persone che credono in me e mi vogliono bene”.

Tra coetanei gli argomenti si rincorrono: gli sport, i sogni, i sentimenti, le fonti di ispirazione. “La mia prima fonte di ispirazione sono i miei genitori, se parlate con me oggi e mi state facendo tanti complimenti è grazie a loro. Desidero molto diventare mamma, è uno dei miei obiettivi futuri. La speranza è essere un buon esempio per mio figlio”.

E tra il racconto dei concerti vissuti e della sua esperienza sullo snowboard a Courmayer, la sensazione è che i limiti siano solo in chi li vede. “Si sta lavorando sull’inclusione, ma bisogna fare ancora tanto. Io apparentemente sembro tranquilla, ma sono abbastanza spericolata. Mi hanno promesso un giro in barca e mi piacerebbe tanto nuotare con i delfini! Amo la Formula 1 e il Moto GP, ho girato su delle Subaru da corsa”.

“Cosa vuoi fare da grande, anche se non siamo più piccoli?”. La domanda l’ha fatta sorridere. “Per ora sto studiando, frequento la Facoltà di Lettere, con percorso di cinema e spettacolo, ma ho tantissimi altri interessi. Non so ancora quale sarà il mio ambito lavorativo, ma spero sia nella comunicazione, perché adoro condividere e parlare. Ci sto lavorando!”.

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