ALEX POLIDORI E GABRIELE PATRIARCA PORTANO L’ARTE DEL DOPPIAGGIO MUSICALE A #GIFFONI56

Il mondo del doppiaggio italiano è ormai uno dei più apprezzati e seguiti dai giovani amanti del cinema. Il caloroso benvenuto che il pubblico di #Giffoni56 riserva ai due ospiti del workshop ne è la dimostrazione.

Doppiatori affermati e voci iconiche del cinema italiano, Alex Polidori e Gabriele Patriarca aprono il loro intervento parlando di una nuova ramificazione del loro lavoro: il doppiaggio cantato. Patriarca racconta: «Negli ultimi anni le produzioni richiedono sempre più spesso anche sessioni di canto nei prodotti che ne fanno uso. Per questo sta diventando sempre più comune, per noi doppiatori, studiare anche il canto». Polidori aggiunge: «L’approccio, ovviamente, è diverso, poiché bisogna utilizzare contemporaneamente la propria voce sia per cantare sia per interpretare il personaggio. Non è un passaggio intuitivo, ma richiede molto studio».

I due ospiti proseguono spiegando come, per diventare doppiatori, sia fondamentale avere una solida formazione teatrale. «Tutto parte dal palco»: è attraverso il teatro che un attore può scegliere di intraprendere anche la strada del doppiaggio, affiancando allo studio della recitazione quello della dizione.

Tornando al tema del doppiaggio cantato, viene proiettato un breve video di presentazione del Music Film Festival di Ferrara, di cui Gabriele Patriarca e Alex Polidori sono direttori artistici per il settore del doppiaggio cantato. Giunto alla sua decima edizione, il festival riunisce professionisti ed esperti del settore audiovisivo con l’obiettivo di condividere la propria esperienza con il pubblico.

Conclusa la proiezione, il workshop lascia spazio alle domande e alle curiosità dei giovani giffoner sul mondo del doppiaggio. La prima riguarda la gestione della voce e il modo in cui i professionisti la preservano anche al di fuori del lavoro. «Per noi è fondamentale prendercene cura, essendo il nostro principale strumento di lavoro. Per questo è importante adottare alcune piccole accortezze, a partire da un’alimentazione sana e dal cercare, per quanto possibile, di non sforzarla fuori dall’ambiente lavorativo. Anche se, lo ammettiamo, non è facile trattenerci allo stadio quando gioca la Roma».

Parlando della responsabilità di prestare la propria voce a opere destinate a rimanere nel tempo, Polidori e Patriarca spiegano: «Fa riflettere sapere che il tuo lavoro resterà inciso nel tempo e che anche le future generazioni potranno ascoltarlo. Per questo bisogna dare sempre il massimo, così da essere fieri di ciò che si è realizzato. Nel doppiaggio, però, non si deve mai tradire il lavoro originale: noi siamo gli interpreti della performance dell’attore e dobbiamo rimanere il più possibile fedeli alla sua esecuzione».

Infine, i due doppiatori affrontano un altro aspetto particolarmente interessante del mestiere: la quasi totale assenza di tempo per studiare il personaggio. «A differenza di un attore, che può approfondire il personaggio e la storia che porterà sullo schermo, noi doppiatori non possiamo conoscere quasi nulla di ciò che andremo a doppiare prima di entrare in sala di registrazione. Solo pochi minuti prima di incidere, il direttore di doppiaggio ci fornisce alcune linee guida da seguire. Questo è uno degli aspetti più difficili del nostro lavoro».

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