Sicurezza nei luoghi di svago, Mormile ai giffoner: “Le regole esistono e vanno fatte rispettare. Servono consapevolezza e responsabilità”.

Quarantuno morti. Centosedici feriti. Tutti tra i diciotto e i venticinque anni. Il primo incontro della giornata di Impact si apre con numeri che non appartengono a una statistica qualsiasi. Raccontano la tragedia avvenuta nella notte di Capodanno a Crans-Montana e diventano il punto di partenza per riflettere sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e, in particolare, negli spazi dello svago insieme all’ingegnere Giuseppe Mormile, coordinatore provinciale dell’Associazione Italiana Ambiente e Sicurezza (Aias), da oltre trent’anni impegnato nella prevenzione.
«I giovani non c’entrano nulla» chiarisce subito Mormile. «Chi organizza un evento, chi gestisce un luogo aperto al pubblico ha il dovere di garantire la sicurezza. Su questo non esistono deroghe». La parola che attraversa tutto l’incontro è consapevolezza. Perché ogni riflessione sulla sicurezza conduce inevitabilmente alla responsabilità. «Il rischio non è una questione di fortuna né di sfortuna» afferma Mormile. «Dipende dal rispetto delle condizioni di sicurezza. Il problema è che dopo ogni tragedia se ne parla per qualche settimana, poi tutto viene dimenticato. Così il sistema non funziona».
Il confronto si sposta poi sul mondo del lavoro e sui diritti dei più giovani, spesso impegnati nelle prime esperienze professionali. «La legge tutela tutti i lavoratori, anche chi svolge un impiego occasionale, come una serata in un ristorante e un’attività da babysitter» sottolinea Mormile. «Il quadro normativo è chiaro, stabilisce diritti ma anche doveri a carico del datore di lavoro. Se sono necessari dispositivi di protezione, devono essere forniti. Sempre». L’ingegnere salernitano invita poi i ragazzi a prestare attenzione anche ai luoghi scelti per il tempo libero: «L’Italia dispone di norme rigorose per i locali di pubblico spettacolo. Il problema nasce quando alcuni spazi vengono utilizzati impropriamente senza essere autorizzati. Per questo è importante scegliere luoghi seri, affidabili e in regola».
I numeri degli incidenti sul lavoro riportano il confronto alla realtà. «Ogni giorno in Italia tre persone escono di casa per andare al lavoro e non vi fanno ritorno. È un dato che non possiamo considerare normale» annota Mormile, che poi per spiegare il significato della prevenzione ricorre a un esempio semplice:  «Il motorino non è di per sé un rischio. Lo diventa se viene utilizzato senza casco, impennando oppure senza rispettare il codice della strada. Allo stesso modo il datore di lavoro ha l’obbligo di eliminare o ridurre, per quanto possibile, tutti i fattori di rischio previsti dalla legge».
Non manca una riflessione sugli eventi climatici estremi, sempre più frequenti anche durante manifestazioni pubbliche: «Anche il rischio ambientale deve essere valutato con attenzione da personale competente. La prevenzione significa prevedere gli scenari possibili prima che accadano».  Il finale è dedicato alla formazione. Sul punto Mormile è netto:  «È fondamentale. Personalmente credo poco a quella svolta esclusivamente a distanza. Alla teoria deve seguire l’addestramento pratico, come prevede la normativa. Purtroppo, troppo spesso, la formazione resta soltanto sulla carta e diventa un business. È invece nelle scuole» conclude l’ingegnere salernitano «che bisogna costruire una vera cultura della sicurezza».

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