Weightless, il peso di sentirsi invisibili: a #Giffoni56 un racconto intenso sull’accettazione di sé

Ci sono estati che cambiano per sempre il modo di guardarsi allo specchio. È ciò che accade a Lea, la quindicenne protagonista di Weightless, il film della regista danese Emilie Thalund in concorso al #GiffoniFilmFestival per la sezione Generator +18. Un’opera delicata e allo stesso tempo spiazzante, capace di affrontare con sincerità il rapporto con il proprio corpo, il desiderio di essere amati e il bisogno universale di sentirsi accettati. Ambientato in un campo estivo tra il mare e la foresta, il film segue il percorso di Lea, che vede nella nuova compagna di stanza Sasha tutto ciò che vorrebbe essere: sicura di sé, carismatica e libera. Mentre Sasha cattura l’attenzione dei ragazzi del posto, Lea si lascia travolgere dall’attrazione per Rune, l’affascinante istruttore del campo. Quando lui ricambia il suo interesse, nella ragazza si risvegliano emozioni nuove, intense e destabilizzanti, che la costringeranno a confrontarsi con le proprie fragilità e con uno sguardo sul corpo spesso condizionato dai giudizi degli altri. Al termine della proiezione, la protagonista Marie Helweg Augustsen ha dialogato con i #juror in Sala Blu, dando vita a un confronto profondo sui temi affrontati dal film. Francesca ha sottolineato come la pellicola tocchi questioni importanti, chiedendo se il cuore della storia fosse proprio la ricerca di accettazione da parte della protagonista nei confronti degli adulti e della società. L’attrice ha spiegato come il film sia nato da un’esperienza estremamente personale: «È un film divisivo, anche a partire da me stessa. Vivendo in un corpo non normativo, ho voluto trasferire intenzionalmente molti dei miei sentimenti nel personaggio. Interpretare Lea mi ha dato la possibilità di regalare a me stessa quella gentilezza che per tanto tempo ho faticato ad avere». Un racconto che ha reso ancora più autentico il percorso della protagonista e che ha trovato una forte risonanza tra i ragazzi in sala. Alla domanda di Giulia sul lungo lavoro richiesto da un ruolo tanto intenso dal punto di vista emotivo, Augustsen ha raccontato di essere entrata nel cast un anno e mezzo prima dell’inizio delle riprese e di aver potuto contare sul supporto dell’Intimacy Coordinator, figura sempre più presente nel cinema contemporaneo. «Ha competenze anche psicologiche ed è fondamentale nelle scene più intime. È presente prima, durante e dopo le riprese per garantire che tutti si sentano a proprio agio, rispettando i limiti e il benessere degli attori.» Ana ha invece riflettuto sul modo in cui il film rappresenta la sessualizzazione di un’adolescente, chiedendo all’attrice come avesse vissuto questo aspetto. «È stato difficile da interpretare, perché a quindici anni non si conosce davvero ancora molto della sessualità. Ma è importante raccontare questi momenti: fanno parte della crescita e sarebbe sbagliato fingere che non esistano». Uno dei momenti più emozionanti dell’incontro è arrivato con l’intervento di Serena, che si è rivolta all’attrice con un semplice ma intenso ringraziamento: «Da ragazza oversize mi sono sentita rappresentata». Parole accolte con commozione, che hanno confermato quanto il cinema possa trasformarsi in uno spazio di riconoscimento e condivisione. Anche Yana ha definito Weightless «un film difficile e scomodo», descrivendo Lea come «un personaggio affamato d’amore». Augustsen ha ribadito che proprio questa scomodità era necessaria: «Rappresentare una realtà del genere era importante. È una storia vera e, pur comprendendo il disagio di parte del pubblico, era giusto raccontarla con fedeltà.» Con Weightless, #Giffoni56 propone ai Generator +18 un’opera che non cerca risposte semplici né consolazioni, ma invita a guardare senza filtri le fragilità dell’adolescenza. Un film che parla del peso dei giudizi, del desiderio di essere visti e amati e di quella leggerezza evocata dal titolo che può arrivare solo quando si impara, finalmente, ad accettare se stessi.

 

 

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