A FAMILY: QUANDO L’AMORE NON BASTA, DISTRUGGE

L’odio tra genitori può generare crepe incurabili, ferite profonde, cicatrici indelebili. È la prova di come la mente umana, se ferita durante la crescita, possa portarsi dietro un dolore incalcolabile, costringendoci a riconsiderare il senso stesso di ‘famiglia’ nella società di oggi.  “A family” di Mees Peijnenburg, film in concorso per la categoria Generator +15 del #GiffoniFilmFestival 2026, è uno spaccato attuale e terribilmente veritiero, che racconta perfettamente le dinamiche di un divorzio disfunzionale come, purtroppo, se ne vedono tanti. I protagonisti sono Nina ed Eli, sorella e fratello, coinvolti nel divorzio dei loro genitori e negli infantili disguidi che questo comporta. Mentre Nina, in quanto adolescente, cerca di estraniarsi il più possibile da quanto avviene intorno a lei, ponendosi al contempo domande sull’amore e sul suo valore in una relazione, Eli, essendo più piccolo, è saturo di tutta la negatività che assorbe. La storia viene sviscerata attraverso un doppio punto di vista, dividendosi in due parti: prima dal punto di vista di Nina e poi dal punto di vista di Eli. Il film si impegna ad esplorare le emozioni in due fasi di crescita distinte e di porre l’accento sull’importanza del supporto fraterno in una dinamica del genere.

La proiezione è stata seguita da applausi e da un confronto con l’attrice che interpreta Nina, Celeste Holsheimer: “Ogni volta che vedo un mio film proiettato su un maxi-schermo penso sia follia, è davvero una bellissima esperienza” – ha esordito l’attrice prima di affrontare il dibattito con i #giffoners +15.

La primissima domanda è arrivata da Mattia: “Com’è stato lavorare con Carice Van Houten?”.

“È stato un onore incredibile, ho seguito tutti i suoi lavori. È stato un qualcosa di meraviglioso, che mi ha lasciato tantissimo sul piano della professionalità”. – ha risposto la Holsheimer

È seguita la domanda di Giacomo: “Com’è nata l’idea di offrire un doppio punto di vista?”.

L’attrice ha risposto dicendo: “Le prospettive diverse vogliono sottolineare il fatto che la sfera esperienziale dei due fratelli abbia punti divergenti. Il fratello minore è un mediatore, Nina invece cerca di tirarsi molto fuori dalla questione”.

Carla ha invece chiesto: “Come mai la presenza di così tanti silenzi?”.

La risposta dell’attrice è stata: “Nel film c’erano molti più dialoghi inizialmente, ma il dolore è più comprensibile con il silenzio”.

Una domanda estremamente interessante è arrivata da Pia: “Ho apprezzato tanto il film e la tua interpretazione. Come ti sei sentita a recitare tutto questo dolore? Hai mai affrontato problemi del genere?”.

“Non avendo vissuto questo nella mia vita, ho provato a raccogliere più esperienze e testimonianze possibili per entrare in empatia con il personaggio” – ha risposto “Nina”.

Uno dei più bei pareri è arrivato da Giulia: “Il film mi è piaciuto moltissimo, soprattutto per il modo in cui viene espresso lo stato d’animo dei ragazzi. Ci sono tanti momenti di silenzio in cui arriva fortemente il mix di emozioni dei personaggi. I ragazzi non vengono visti. Nel finale ho rivisto la famiglia in quel duo, escludendo la madre e il padre”.

In merito a questa riflessione, l’attrice ha detto: “Hai descritto il film perfettamente. I genitori si comportano in maniera infantile. I fratelli si capiscono, anche nei momenti di allontanamento o di isolamento ed è un concetto fondamentale”.

Un film che ha emozionato tutti i giovani giudici e ha creato riflessioni interessanti, ponendo al centro una dinamica nota a tantissimi ragazzi e bambini. L’intento è arrivato dritto al cuore della platea, che ha potuto sviluppare una serie di pensieri carichi di emozione e profondità. Un quadro agrodolce che consegna tanto dolore, ma allo stesso tempo restituisce una speranza.

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