Violenza, dolore e scrittura: sguardi sul mondo con Dacia Maraini protagonista di Impact!

La violenza, il dolore, la scrittura. Sono stati alcuni dei temi che la scrittrice Dacia Maraini ha affrontato nella Sala Verde con la platea di Impact! Tre sfere profondamente interconnesse che sono state declinate tra la cronaca e il memoir. Sollecitata sul dramma dei femminicidi, Maraini ha chiarito che “la violenza non si controlla con la prigione o i braccialetti, anche se servono. Bisogna agire sull’educazione che non può essere appannaggio esclusivo delle famiglie, visto che ognuna ha le sue dinamiche psicologiche alle volte molto complesse. E non ha neppure a che vedere con il sesso, perché il sesso non è svincolato dai sentimenti, dalla sensibilità, dallo sguardo sul mondo. Il punto è un altro. Occorre imparare a relazionarsi con l’altro, metabolizzando un concetto semplice: non è un nemico”.

In quest’ottica il femminicidio è una forma di regressione culturale: “Per tremila anni gli uomini sono stati abituati a uccidere. Perché traditi, perché incapaci di sopportare una rivendicazione di autonomia, perché stoltamente convinti che la virilità passi per il possesso. Anche il linguaggio gioca la sua parte: dire sei mia equivale a considerare l’altro un oggetto”. Andrea ha voluto ricordare come il concetto di proprietà sia spesso radicato proprio nelle famiglie: “Anche le donne commettono questo errore – è stato il pensiero dell’intellettuale italiana – E lo fanno nei confronti dei figli. Per questo occorre rispetto, educazione, cultura, fede”. Giovanni, citando il vuoto lasciato da Pasolini, ha chiesto alla scrittrice dove andasse oggi il Paese Italia. “Pasolini diceva sempre la verità e la verità terrorizza e offende – ha stigmatizzato Maraini – La pensava così anche Moravia di cui Pasolini non a caso era amico. Stiamo andando da tempo verso una cultura del consumismo e quando l’idea del consumo inquina perfino i sentimenti tutto diventa terribile. Il fine, come diceva Moravia, non è il commercio ma l’essere umano”.

La disabitudine alla lettura è stato il punto affrontato da Margherita: “La scuola è stata dissacrata – ha denunciato la scrittrice – E questo non dipende dai docenti ma dal potere e dalle sue riforme. Prima era impensabile che uno studente aggredisse un professore o che questi potesse temere di continuo le denunce delle famiglie, ma semplicemente perché veniva riconosciuta autorevolezza a un’istituzione fondamentale nella costruzione della società”. A Eva Luna che si è interrogata sul rapporto tra ferite, dolore e scrittura, Maraini ha rivolto parole piene di poesia: “Per proteggersi non serve a nulla voltare le spalle alla realtà, il dolore va affrontato, altrimenti le ferite diventano purulente. Scrivere serve? Certamente, anche se la letteratura non cambia il mondo. Riesce però a lavorare in profondità e a costruire consapevolezza. Il pensiero si costruisce e si radica proprio attraverso la parola”.  In chiusura Antonio ha chiesto come nasca un personaggio: “Mi bussa alla porta e gli offro un caffè. Se poi vuole restare a cena e anche a dormire, allora scatta la scintilla e capisco che sta per iniziare la storia”. A Dacia Maraini è stato poi consegnato il Giffoni Impact Award – “Il sogno di Icaro” è stato realizzato dalla Scuola dell’Arte della Medaglia (SAM) e coniato della Zecca dello Stato: la medaglia raffigura Il Sogno di Icaro, simbolo del coraggio di immaginare e trasformare il futuro.

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