Realacci e padre Enzo: “Serve cuore ma anche azione. Così si cambia il mondo”

Sono storici amici di Giffoni ed entrano nella Sala Verde della Multimedia Valley accompagnati dal direttore Claudio Gubitosi. “È una tradizione” sottolinea l’ideatore e fondatore del Festival  “averli qui ogni anno nell’ecosistema giffoniano”. Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola e presidente onorario di Legambiente, e padre Enzo Fortunato, direttore della Rivista Piazza San Pietro e presidente pontificio comitato per la GMB, danno vita a un incontro denso di contenuti, dal respiro ampio e profondo sulle grandi questioni del nostro tempo. Entrambi sono portavoce del Manifesto di Assisi. Si parte dall’ambiente. Padre Enzo osserva: “Vogliamo interessarci solo del nostro orto. Piccoli egoismi quotidiani che creano problemi enormi alla collettività. La terra è madre, di tutti, come diceva San Francesco. Interessarsi degli altri ci rende umani. Bisogna portare lo sguardo oltre le nostre cose“. Realacci aggiunge: “Affrontare questi temi non è solo una questione difensiva ma anche attiva, busogna occuparsene per costruire un mondo a misura d’uomo”. Riflettori accesi sull’aumento di temperatura (cinque gradi) nel Mar Mediterraneo e dei fenomeni meteorologici violenti. “Sono segnali preoccupanti del cambiamento climatico” osserva il numero uno di Symbola. “Dobbiamo però avere uno sguardo di fiducia e puntare sui giovani che saranno chiamati a incidere con il loro lavoro: nell’architettura, nell’agricoltura, in tutti quei settori dove serve un approccio più umano, con uno spirito nuovo”. Per Realacci c’è troppo lamento -anche da parte degli ambientalisti- e poca spinta all’azione. “La vita è la più bella delle avventure” afferma aggrappandosi alle parole di Chesterton “Ma solo l’avventuriero lo scopre. Noi abbiamo bisogno proprio di questo: di giovani avventurieri”. Un giffoner chiede cosa si possa fare per rendere il mondo più umano. Il presidente di Symbola risponde con convinzione: “Essere buoni conviene. Chi non si muove verso la sostenibilità costruisce anche un’economia più debole. Le aziende che uniscono valori etici ed eccellenza fanno la differenza. L’Italia è una superpotenza dell’economia circolare eppure” annota criticamente “questa narrazione vera e positiva spesso viene oscurata, forse perché dà fastidio a certi poteri forti. Le rinnovabili oggi costano meno. In molti casi scegliere questa strada non è un sacrificio ma la scelta più intelligente, anche per le imprese”.

Il dialogo si sposta sulle sfide della Chiesa e sul ruolo della comunità cattolica. “La Chiesa” sottolinea padre Enzo “deve partire dal basso, come ci insegna il cardinale Zuppi. Penso a San Francesco: lui ci dona una risposta su come essere umani e comunità insieme. In ogni persona bisogna saper cogliere l’aspetto positivo. Solo così si cresce in umanità”. Anche Realacci si sofferma sull’argomento sottolineando  che “Francesco non parlava di virtù astratte ma le legava alle persone. Da lì si parte per poi passare all’azione”. E ricordando che il Manifesto di Assisi è stato firmato da oltre 4mila soggetti in modo trasversale. “Bisogna avere principi e valori” prosegue “ma anche la capacità di incarnarli nella vita e nel lavoro quotidiano. È l’impatto concreto che genera cambiamento. E dobbiamo farlo insieme perché, come dice un proverbio africano, da soli si va più veloci, ma insieme si va più lontano”. Torna il tema dei giovani. “Non sono involucri da riempire” osserva padre Enzo. “Sono luci da accendere. Devono coltivare il sogno che hanno dentro: se ci credono, lo realizzeranno”.
Realacci dilata il pensieo: “La libertà, quella vera, non può essere disgiunta dalla responsabilità. Soprattutto per le nuove generazioni. Avere un cuore da bambini non è una vergogna, ma un onore” ricorda ancora, citando Hemingway. Padre Enzo chiude l’incontro con un’esortazione forte e appassionata, citando Papa Leone: “È l’ora dell’amore. Questo è il tempo. Questa è la rivoluzione. Nessuno deve tirarsi indietro. Oggi più che mai serve gioco di squadra. Se tutti si sentono parte di un progetto, anche donare uno spazio di sé agli altri diventa naturale. Gli adulti devono fare questo. Devo farsi dono”.

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