RACCONTARE LA STORIA ATTRAVERSO L’ANIMAZIONE, LA SEZIONE IMPACT! A LEZIONE CON CHRISTIAN UVA

Unire la storia al cinema d’animazione: è questo l’obiettivo di Christian Uva, professore universitario al DAMS dell’Università Roma Tre, ospite dell’incontro con i giovani di IMPACT!. Nel corso del suo intervento, Uva accompagna il pubblico in un viaggio attraverso la storia del Novecento italiano, seguendo un percorso cronologico che ripercorre le principali produzioni del cinema d’animazione.

Il punto di partenza è La guerra e il sogno di Momi (1917), realizzato in stop motion e considerato uno dei primi film d’animazione prodotti in Italia. Come spiega il professore: «In questo film ci sono la guerra e il trauma di un bambino di fronte alla Storia, il tutto raccontato attraverso l’animazione. È un linguaggio che spesso riesce a mostrare ciò che il cinema dal vero non è in grado di rappresentare con la stessa efficacia».

Uva prosegue poi soffermandosi sul periodo fascista, spiegando come l’animazione venga utilizzata sia per realizzare filmati di sensibilizzazione su malattie come la tubercolosi, sia come strumento di propaganda bellica. Attraverso la caricatura e la deformazione dei tratti, infatti, il cinema d’animazione permette di rappresentare il nemico politico in chiave parodistica.

Parlando del Neorealismo, il professore evidenzia il continuo dialogo tra animazione e cinema dal vero: «Sono due mondi che si intersecano costantemente, evolvendosi di pari passo. Federico Fellini nasce come disegnatore di caricature e, proprio grazie al suo lavoro di fumettista, incontra Roberto Rossellini, dando vita alla collaborazione che porterà alla realizzazione di Roma città aperta

Nel corso della lezione, Uva cita anche Pinocchio di Guillermo del Toro, vincitore del Premio Oscar, come esempio perfetto di incontro tra cinema d’animazione e storia. Partendo dalla tradizione letteraria italiana, il regista costruisce un’allegoria del totalitarismo, reinterpretando il racconto originale senza tradirne lo spirito.

In chiusura, il professore affida al pubblico una riflessione sul valore dell’animazione: «L’animazione riesce a raccontare ciò che il cinema dal vero non riesce a esprimere; per questo non aspira mai a una rappresentazione oggettiva, ma soggettiva. È necessario liberare il cinema d’animazione dall’idea di essere un cinema minore, superando un pregiudizio culturale che lo colloca, erroneamente, al di sotto del cinema dal vero.»

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