Povertà educativa a Napoli, Università Federico II e Save the Children insieme

“Da dove vieni non decide chi sei”. Si chiude con un messaggio positivo la ricerca coordinata dall’Università Federico II di Napoli con Save the Children dal titolo “Barriere invisibili”, uno dei progetti che l’associazione, charity partner al Giffoni Film Festival, presenterà in questi giorni. Il lavoro, rivolto ai ragazzi e alle ragazze della sessione “Impact” del Festival, mira a misurare e comprendere la povertà educativa a Napoli e provincia, per individuare le barriere che ostacolano l’accesso a pari opportunità educative.  A presentarlo ai ragazzi, le prof Cristina Davino e Rosaria Romano, docenti di Statistica; Michela Lonardi di Save The Children e Chiara Nocchetti, mental coach e autrice del libro “Vico esclamativo”, che raccoglie le storie di ragazzi del quartiere Sanità di Napoli.

Il compito dell’Università, in questo progetto, è stato quello di costruire un “modello” che consentisse di “misurare” il livello di povertà culturale in Campania. Non solo, ma anche Le opportunità educative e quanto queste possano essere diverse dagli altri. Questo ha consentito di scoprire che, a Napoli e provincia, la povertà relativa è di gran lunga superiore alla media nazionale (22,2%), ovvero del 37%. Così come, anche l’abbandono scolastico è più alto di ben sei punti percentuale rispetto alla media nazionale.

In questo, la collaborazione con Save The Children è di fondamentale importanza per generare le condizioni di una inversione di tendenza. Per farlo, l’associazione internazionale ha dato vita dal 2014 alla campagna “Illuminiamo il futuro”, attivando su tutto il territorio nazionale, 27 Punti Luce, spazi ad alta densità educativa, che sorgono nei quartieri e nelle periferie maggiormente svantaggiate delle città, per offrire opportunità formative ed educative gratuite a bambine, bambini e adolescenti tra i 6 e i 17 anni.

Ma cosa significa “povertà educativa”? In pratica “la privazione di bambini, bambine e adolescenti dell’opportunità di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente le proprie capacità, talenti e aspirazioni”. Università e associazione dunque, insieme, con l’ambizioso compito di abbattere proprio quelle “barriere invisibili” che si frappongono tra i ragazzi e il loro futuro. E per farlo, le ricercatrici si sono poste una domanda chiave: chi deve fornire le dovute opportunità? Tre i “gli ambiti” indispensabili: il territorio, la scuola e quello più complesso: la famiglia.

Il territorio, ovvero l’accessibilità a parchi, giardini o altri spazi verdi pubblici, biblioteche, teatri, cinema, musei, centri sportivi. La scuola, la possibilità cioè di utilizzare dispositivi digitali (tablet, PC) per attività educative; biblioteche per attività legate allo studio. Non solo ma anche accesso a corsi di recupero o di potenziamento; opportunità di partecipare ad attività laboratoriali extracurricolari (corsi di lingua, programmazione, ecc.); prendere parte a viaggi culturali, visite a musei, ecc. Infine, la famiglia, cioè la possibilità di avere libri e materiali scolastici; poter dedicare tempo allo studio; avere uno spazio, una scrivania, una connessione Internet e un dispositivo per studiare; ricevere supporto nelle attività scolastiche; avere l’opportunità di viaggiare, visitare musei, mostre, ecc., andare a teatro, al cinema, a concerti musicali; coltivare hobby; praticare uno sport.

Tra i risultati, la famiglia, gioca un ruolo fondamentale. Lì dove è più presente, si riducono sui ragazzi le preoccupazioni per il futuro: ansia, paura, ecc .Così ovviamente non è nel caso contrario. E proprio per questo, i dati della ricerca forniscono strumenti fondamentali a chi dovrà intervenire per cambiare o far cambiare rotta.

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