“Nostro padre viveva la politica come una missione”, Giulio e Giovanni Napolitano raccontano alla Impact l’uomo dietro il Presidente

C’è il Presidente della Repubblica, un protagonista della storia politica italiana. Ma c’è anche il padre, il marito, l’uomo capace di custodire gli affetti con la stessa discrezione con cui ha esercitato le più alte funzioni dello Stato. È questo il ritratto di Giorgio Napolitano emerso nell’incontro con la Impact ospitato nella Sala Verde della Multimedia Valley nell’ambito di #Giffoni56, dove i figli Giulio e Giovanni Napolitano hanno dialogato con i ragazzi del Festival prendendo spunto dal volume di Giulio, “Il mondo sulle spalle. Una storia familiare e politica”, un memoir che intreccia vicenda pubblica e privata dell’ex Capo dello Stato.

L’incontro si è aperto con le immagini della visita di Giorgio Napolitano a Giffoni nel 2010. Un ricordo che ha dato il via a un racconto intimo, introdotto con una battuta dallo stesso Giulio Napolitano.

«Ho scritto questo libro – ha raccontato Giulio Napolitano – perché volevo raccontare che cosa significasse vivere la politica ogni giorno. Mio padre e nostra madre, Clio, sono stati sempre uniti dagli stessi valori e dagli stessi ideali. Per lui la politica non era una professione, ma il senso della propria esistenza, una vera missione di vita.»

Una scelta maturata quando aveva poco più di vent’anni, negli anni successivi alla Seconda guerra mondiale.

«Aveva più o meno la vostra età quando decise di rinunciare anche a passioni personali, come quella per il teatro e per il cinema, per dedicarsi completamente alla politica. Un percorso che lo avrebbe portato, molti anni dopo, a rappresentare tutti gli italiani come Presidente della Repubblica».

Non sorprende, ha ricordato Giulio, che Napolitano avesse accettato con entusiasmo l’invito di Giffoni: «Credeva profondamente in questo Festival, perché univa due passioni che hanno accompagnato tutta la sua vita: i giovani e il cinema».

Rispondendo alle domande dei ragazzi, Giulio Napolitano ha riflettuto sul cambiamento del modo di fare politica: «Non è un racconto nostalgico. Chi fa politica seriamente oggi merita rispetto, perché per certi aspetti è ancora più difficile di ieri. Ma allora esistevano grandi partiti, grandi organizzazioni collettive. Oggi c’è una dimensione di grande solitudine».

Anche il rapporto con la famiglia era diverso: «Per quella generazione la famiglia non era qualcosa da esibire, ma da proteggere. I sentimenti appartenevano alla sfera privata. Ho sentito il bisogno di raccontare quell’aspetto perché molti ricordano mio padre soltanto come una figura rigorosa. In realtà aveva una straordinaria umanità, una grande tenerezza e una profonda capacità di affetto».

L’uomo sì, ma poi la vita al servizio delle istituzioni è stata una priorità. Su questo aspetto si è soffermato anche Giovanni Napolitano, ricordando come il padre abbia sempre anteposto le istituzioni alle appartenenze politiche. «Quando diventò Presidente della Camera  – ha detto  – e poi Presidente della Repubblica lasciò definitivamente il ruolo di dirigente di partito. Restituì perfino la tessera. Sentiva che chi ricopre incarichi di garanzia deve rappresentare tutti, guardando con lo stesso rispetto ogni forza politica».

Una convinzione che Giulio ha definito ancora oggi di grande attualità: «Tutte le forze politiche possono legittimamente aspirare a esprimere un Presidente della Repubblica. Ma chi ricopre quella carica deve essere innanzitutto fedele alla Costituzione e alla Repubblica e arrivarci dopo un percorso che gli consenta di esercitare davvero una funzione di garanzia».

I ricordi si sono poi spostati nella dimensione familiare: «Sono del 1961 – ha raccontato Giovanni – Mio padre cercava continuamente di coinvolgerci nei temi della politica. Da bambino avevo il compito di leggere i titoli dei giornali e lui mi faceva approfondire gli articoli che riteneva più importanti».

Una passione trasmessa senza imposizioni: «Nel libro – dice Giulio – pubblico anche le lettere che mi scriveva. In quella per i miei diciott’anni, oltre a incoraggiarmi nello studio e nell’impegno civile, mi ricordava di non trascurare gli affetti, gli incontri, l’educazione sentimentale».

 

Per Giulio e Giovanni la politica era anche un’esperienza collettiva: «Quando eravamo ragazzi gli iscritti ai partiti erano milioni. Le campagne elettorali riempivano piazze enormi, con migliaia di bandiere. Per un adolescente era un’emozione straordinaria».

Tra i passaggi più intensi del dialogo, il ricordo del sequestro di Aldo Moro.

Giulio Napolitano ha raccontato il clima vissuto in famiglia durante quei cinquantacinque giorni: «Ricordo perfettamente la preoccupazione dei nostri genitori. Erano profondamente tormentati, ma non ebbero mai dubbi sulla necessità che lo Stato mantenesse una posizione di fermezza. Erano convinti che cedere al ricatto dei terroristi avrebbe significato mettere a rischio la democrazia».

Anche Giovanni ha ricordato quanto quella scelta fosse dolorosa: «Era chiaro che quella vicenda avrebbe avuto conseguenze politiche enormi, ma non ricordo un momento in cui nostro padre abbia vacillato sulla necessità di difendere prima di tutto le istituzioni».

Al termine dell’incontro, Giulio e Giovanni Napolitano hanno ricevuto l’Impact Award di Giffoni, la medaglia con l’Icaro, realizzato dalla Scuola dalla Scuola dell’Arte della Medaglia (SAM) della Zecca dello Stato.

La cerimonia si è conclusa con un momento particolarmente emozionante. Il maestro ceramista Franco Raimondi ha donato ai due fratelli un’opera realizzata appositamente per l’occasione, raffigurante Giorgio Napolitano insieme alla moglie Clio, compagna di una vita e figura centrale anche nei ricordi condivisi durante l’incontro. Nel consegnare il manufatto, Raimondi ha ricordato alcuni episodi personali vissuti accanto all’ex Presidente della Repubblica, restituendo ai presenti il ricordo di un uomo che, dietro il rigore istituzionale, custodiva una profonda umanità.

Emozionante il ritratto di uno statista, dalla voce dei suoi figli, che ha vissuto la politica come servizio, ha difeso le istituzioni con equilibrio e rigore e ha sempre considerato gli affetti familiari parte integrante del proprio percorso umano. Con tenerezza e sensibilità.

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