Marco Castello: “La libertà è la prima responsabilità di un artista”

La musica come memoria, emozione e libertà. È il filo conduttore dell’incontro che Marco Castello ha avuto con i ragazzi di Impact, in una conversazione che ha attraversato ricordi d’infanzia, il mestiere di musicista, l’industria discografica e il valore di restare fedeli a sé stessi.

«Venendo qui ho visto tanti bambini e ho pensato a quando ero piccolo», ha raccontato il cantautore siciliano. «Ricordo ancora la prima volta che la musica mi ha colpito davvero: avevo la febbre, non avevo ancora iniziato la prima elementare e mi passò guardando il primo episodio dei Pokémon. Poi arrivò Can’t Stop dei Red Hot Chili Peppers e non riuscii a trattenermi: saltavo sul divano dei miei cugini. Sono ricordi che mi fanno capire quanto la musica abbia sempre avuto un potere quasi incontrollabile su di me».

Per Castello ogni canzone nasce da qualcosa che ci attraversa prima ancora di diventare musica.

«L’innovazione è spesso sopravvalutata – ha detto a mezz’aria tra provocazione e realismo – Quando scrivo parto da un ricordo, da un’immagine, da un’emozione che voglio far rivivere».

Nel dialogo con i ragazzi ha ripercorso anche la scelta di pubblicare la propria musica da indipendente, dopo la fine del rapporto con la precedente etichetta: «Avevo il disco pronto, ma tutti mi dicevano che senza un’etichetta, un booking o un ufficio stampa non sarei andato da nessuna parte. Ho deciso di pubblicarlo comunque. Poi i concerti hanno funzionato e sono tornati tutti ma a quel punto sono stato io a dire di no. Non esiste una formula giusta: bisogna avere il coraggio di capire quando una situazione non ti rappresenta più».

Un passaggio è stato dedicato anche al rapporto tra supporti fisici e streaming: «Il vinile oggi è quasi un oggetto d’affezione – ha detto spiegando la ragione per cui i suoi album sono preceduti sempre dall’uscita in vinile – A volte ci innamoriamo anche del supporto, perché possiamo toccarlo, custodirlo. Questa dimensione materiale ci aiuta ad amare anche la musica che contiene».

Riflettendo sul presente, Castello ha parlato della necessità di riscoprire il valore dell’artigianato e dei mestieri, in un’epoca in cui tutti sembrano voler diventare artisti.

«Oggi abbiamo tantissimi artisti e forse troppo pochi artigiani. L’arte ha senso solo quando nasce da un’esigenza autentica, non dal desiderio di apparire».

Da qui il passaggio al tema della libertà di espressione, uno dei momenti più significativi dell’incontro: «Quando hai un megafono, schierarti diventa una responsabilità. La libertà di esprimere un’opinione è sacrosanta finché non invade quella degli altri. Mi colpisce vedere tanti giovani già frenati dalla paura di esporsi.»

Infine, uno sguardo al futuro e alle sue radici. Marco Castello è infatti impegnato nella preparazione di un appuntamento speciale nella sua Siracusa, dove nei prossimi giorni sarà il primo artista siracusano a esibirsi al Teatro Greco, uno dei luoghi simbolo della città e tra i siti archeologici più importanti al mondo.

«Per me è qualcosa di enorme – ha detto –  A Siracusa mi conoscono da quando ero bambino e sento questo concerto quasi come un vero debutto a casa. Per l’occasione sto scrivendo anche un testo che sarà interpretato da un coro di attori durante lo spettacolo. Sono stanco, ho la testa piena di prove e concerti, ma sono davvero felice.»

L’incontro si è concluso con un piccolo showcase, durante il quale Marco Castello ha regalato al pubblico due brani eseguiti dal vivo, trasformando il dialogo con i ragazzi in un momento di musica condivisa.

Al termine, il cantautore ha ricevuto l’Impact Award, la medaglia con l’Icaro simbolo di #Giffoni56 realizzato dalla Scuola dell’Arte della Medaglia (SAM) e coniato della Zecca dello Stato.

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