Morabito a #Giffoni56, “così abbiamo salvato gli animali delle Vele di Scampia”

Andrea Morabito arriva sul palco della Sala Verde accompagnato dalla sua Olivia, un cane di taglia piccola salvato dall’abbattimento delle Vele di Scampia. Alla Impact, Morabito, è venuto a presentare il suo docufilm “Ciao casa mia” che racconta l’impegno della Lav (Lega anti vivisezione) a Scampia a recuperare quegli animali – molti dei quali randagi – ignari che di lì a poco quelle mura che erano state anche casa loro, sarebbero venute giù.

Il giovane regista romano unisce da sempre la narrazione cinematografica all’attivismo per gli animali. Dal 2020 è reporter e regista appunto della Lav dove racconta le storie degli animali che l’associazione incontra ogni giorno. Nel 2024, a Scampia ha girato il docufilm “Ciao casa mia,” prodotto da Lav in collaborazione con MarechiaroFilm. Qui si racconta l’intervento con l’Unità d’emergenza, prima dell’abbattimento delle Vele. L’obbiettivo era salvare più animali possibile, fra le difficoltà di una struttura ormai fatiscente e il dramma di chi si ritrovava a doversi separare da un compagno di vita a quattro zampe.

E sì perché, molte persone “abbandonando la loro casa hanno dovuto, prime di doverne trovare un’altra, capire se i proprietari li avrebbero accettati con animali a seguito. E molti si sono trovati davanti a u bivio: o dormire in strada con ni loro animali o separarsi da loro”. Una scelta drammatica, raccontata con grande sensibilità nel docufilm. Da sempre la Lav porta avanti il principio secondo il quale “un mondo giusto – spiega il resista – è un mondo dove tutte e tutti a prescindere dalla specie possono avere dei diritti. Da questo punto di vista, ovviamente ci sono tante battaglie su tanti fronti che bisogna portare avanti, non solo quella degli animali “domestici” ma anche tutte quelle di tutti quanti gli animali”.

Ma qual è stato l’approccio giusto per entrare in questo luogo e raccontare questa storia da una prospettiva inedita. “Noi siamo andati nelle case di altre persone e abbiamo aspettato che fossero loro a raccontarsi a parlarci di loro – spiega Morabito – intanto l’abbiamo fatto con qualcuno che quei luoghi li conosceva, soprattutto perché le Vele hanno una storia importante, cioè sappiamo che non sono strutture qualsiasi, sono state luogo di criminalità per tanto tempo, sono stati luoghi che hanno ospitato grandissime fragilità e che ospitavano grandi fragilità fino a pochi giorni prima. Quindi la cosa più sensata da fare era sospendere il giudizio, entrare lì dentro senza pensare a quello che era la storia e a chi avremmo potuto avere davanti. Il nostro obiettivo – continua il regista – era metterci a disposizione di quelle persone. Questo ovviamente non deve diventare un modo per idealizzare, è chiaro che anche noi ci siamo trovati davanti a delle situazioni difficili perché non era tutto rosa e fiori e quindi è stato necessario avere un approccio con umiltà, pensando che stai mettendo i piedi dentro casa di una persona di un essere umano. E in quella occasione, non tutti lo hanno fatto”.

Nel suo percorso personale, di regista e attivista, Morabito ha affrontato tante “situazioni critiche difficili, tanti anni fa ho fatto dei lavori anche entrando all’interno degli allevamenti ho partecipato a situazioni in cui venivano salvati diversi animali dai maltrattamenti quindi abbiamo visto l’ultima parte, quella più brutta quella più critica degli animali quello non è stato tanto un ostacolo ma è stato un lavoro che credo che chiunque faccia il mio lavoro deve fare ed è imparare a gestire le difficoltà nel vedere delle situazioni brutte perché quando sei davanti al dolore ti devi ricordare per quale motivo sei davanti a quel dolore e che il fatto di portare quella fotografia, quel video fuori da quel luogo di dolore ha un senso, e ha il senso di mostrarlo a più persone per far vedere che quelle cose possono cambiare la narrazione”.

Le cose però, ammette “negli ultimi anni stanno un po’ cambiando, in televisione o al cinema si sta cominciando a creare l’interesse. Dieci anni fa, quando ho iniziato, era già molto più difficile trovare qualcuno che avesse voglia di ascoltare le storie degli animali perché erano anche lì nei racconti e nello storytelling era considerato di serie B”. E in che modo si può aiutare gli animali in difficoltà? Semplice, “se vi trovate di fronte a un maltrattamento in corso le forze dell’ordine sono gli enti preposti che possono intervenire tempestivamente se invece si assiste a qualcosa e quella cosa non è più davanti a noi, lo si può segnalare sempre denunciando alle forze dell’ordine o affidandoti alle associazioni locali”.

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