Minotti cuore di capitano: “Le coppe alzate a Parma mi hanno ripagato dei sacrifici”

Ex calciatore ed opinionista di Sky Sport, ha parlato ai giovani di Giffoni Sport nel talk che si è svolto nella sala Domenico De Masi

Lorenzo Minotti non gioca in difesa, come ai tempi del Parma. A Giffoni fa… il centrocampista di raccordo, dà consigli a profusione ai giovani di Giffoni Sport. Durante il talk in sala De Masi, accolto dal direttore generale Jacopo Gubitosi, l’ex calciatore e opinionista di Sky Sport dice: “Assecondate la passione e fate sport, se lo sentite come missione. Inoltre abbiate le idee chiare, se volete raggiungere un obiettivo. Per fare questo, bisogna studiare e quindi lo spazio per altre cose si deve restringere, rinunciando ad uscire con gli amici. A quindici anni, diciassette o diciotto non è sempre semplice. Deve essere scelta consapevole. Se te lo impongono, non va bene”. Sport significa anche rispetto e disciplina nello spogliatoio: “Con Sacchi nel ’94 al Mondiale non volava una mosca”.

È stato leader del Parma, è stato cuore di capitano: “Ho messo i gradi al braccio dopo due anni di B. Nel terzo, arrivò Scala. Il giorno della presentazione della squadra, nel trasferimento verso Folgaria, il mister distribuì bigliettini Ai calciatori per la scelta della loro guida. Mi elessero i compagni, fu una grande responsabilità”, ricorda. Poi l’emozione di alzare la coppa Italia nel ’91, la prima nella storia dei ducali. “La vincemmo contro la Juventus allo stadio Tardini. Poi trionfammo in Europa a Wembley, la Supercoppa a San Siro”. Gestione di un gruppo significa “pensare al bene della squadra e non individuale. C’erano ragazzi giovani, Parma era piccola e qualche eccesso di divertimento veniva fuori…”. Il retroscena: “Dopo il passaggio del turno in Europa, Scala si raccomandò di non fare tardi, la sera stessa. La mattina seguente, fui convocato all’allenatore che mi chiese consiglio su come gestire il caso, visto che la notte precedente due compagni in auto, alle 2, erano stati coinvolti in incidente stradale. Decise di non andare più in ritiro il giorno prima della gara, ma il giorno dopo. La squadra inizialmente non capì, poi comprese”. L’ultima raccomandazione ai ragazzi, da vecchio testimonial ADMO “Se fate una buona azione cari ragazzi, vi verrà restituita. Era un periodo particolare per me, avevo avuto problemi al tendine. L’ADMO doveva decidere chi mandare all’incontro con il Papa e scelse me. Arrivai al cospetto del Santo Padre con il mio bambino in braccio”.

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