Michele Riondino e Cinzia Mascoli al #Giffoni56 parlano agli attori del futuro: “Artisti 7607 nasce dal coraggio di fare squadra per far valere i nostri diritti”

Il cinema è passione ma anche un punto d’incontro. E’ il coraggio di mettersi insieme e fare squadra per far valere i propri diritti. Il secondo incontro della prima giornata del #Giffoni56 in sala blu con i ragazzi della sezione #workshop con Cinzia Mascoli e Michele Riondino ha il sapore del futuro. I due, rispettivamente presidente e membro del consiglio di amministrazione del collettivo “Artisti 7607” si sono confrontati con i giovani che vogliono incamminarsi sul percorso artistico e intraprendere anche una battaglia singolare diventata sociale che è quella del riconoscimento dei diritti d’autore e di quella degli artisti interpreti. Riondino ha risposto alle domande dei ragazzi offrendo loro una riflessione approfondita sul mestiere dell’attore, sul rapporto con i registi e sul valore della creatività nel processo cinematografico. «La parte creativa dell’attore è fondamentale per la riuscita di un film – ha sottolineato, rispondendo alle curiosità sulla sua carriera – Un personaggio non può limitarsi a essere ciò che è scritto sulla pagina: ha bisogno della persona che lo interpreta, del suo vissuto, della sua sensibilità e della libertà di dare forma a ciò che il regista ha immaginato». Riondino ha riflettuto sul rapporto tra recitazione ed emozioni, spiegando come interpretare uno stato d’animo non significhi necessariamente provarlo davvero. Per lui, il fascino della recitazione risiede proprio nel paradosso della libertà che nasce da regole molto precise. «Mi sento più libero dentro una scena che nella vita reale», ha raccontato. «Nella vita gli imprevisti ci colgono di sorpresa e non sappiamo mai come reagire. Sul set, invece, conosciamo le battute, sappiamo come finirà la scena: quella che sembra una gabbia diventa uno spazio di assoluta libertà interpretativa». L’attore ha concluso con un’immagine che sintetizza la sua idea di recitazione: «È come quando, dopo una discussione, tornando a casa pensiamo a tutto quello che avremmo voluto dire. Il mio lavoro consiste proprio in questo: avere la possibilità di dire quella battuta in cento modi diversi, sperimentare tutte le possibilità, sapendo già dove la scena arriverà. È lì che, paradossalmente, mi sento davvero libero». Per Cinzia Mascoli «questo mestiere ci permette di immaginare di essere altro, di interpretare altri modi di vivere, altri caratteri, altri corpi. È meraviglioso perché possiamo cambiare pelle e guardare il mondo dagli occhi di persone completamente diverse: un ricco, un povero, un bello, un brutto. L’immaginazione è la nostra grande forza. A un certo punto, però, un gruppo di attori – ha deciso di usare questa immaginazione anche fuori dal set. Abbiamo immaginato di poter cambiare le cose anche al di fuori di quella “gabbia” protetta che è il film, dove sappiamo già come andrà a finire la scena. Ci siamo spinti oltre, cercando di trasformare la realtà. Che cosa abbiamo fatto? Chi di voi diventerà attore deve sapere che esistono diritti riconosciuti dalla legge. Quando un film viene trasmesso in televisione o distribuito sulle varie piattaforme continua a generare valore economico: attraverso la pubblicità, gli abbonamenti, le visualizzazioni. Un film è un’opera dell’ingegno che produce ricchezza per molti anni. Autori, registi e attori vengono pagati quando realizzano il film, ma quell’opera continua a essere sfruttata anche per cinquant’anni. Per questo la legge prevede un compenso ulteriore per chi l’ha creata e interpretata, proporzionato agli utilizzi successivi. In Europa questa tutela esisteva già dal 1961. In Italia è arrivata molto più tardi e veniva gestita da un ente che, secondo noi, non funzionava come avrebbe dovuto. Così abbiamo deciso di non limitarci a lamentarci: abbiamo creato noi una società che potesse far funzionare davvero questo sistema”. È nato così Artisti 7607, dal 7 giugno 2007, data dello statuto.  «Il nostro è un ambiente molto individualista. È difficile creare vere sinergie al di fuori del lavoro e del copione. Artisti 7607 è stata un’occasione unica per ritrovarci intorno a un obiettivo comune. Se oggi esiste Artisti 7607 è perché c’è chi ha deciso di dedicare gran parte della propria vita a questa causa, che è una causa importante. Quello dell’attore è un mestiere difficile. È l’emblema del lavoro intermittente – ha detto Riondino – lo facciamo con una passione tale che spesso fatichiamo persino a definirlo un mestiere, perché è la nostra vita. Noi osserviamo continuamente il mondo. Si può lavorare anche stando affacciati a una finestra, perché il nostro lavoro nasce dall’osservazione delle persone e della realtà. Cerchiamo di interpretare il mondo senza giudicarlo. Per questo non si “fa” semplicemente l’attore: si è attori. Per preparare un provino o costruire un personaggio ci mettiamo completamente a nudo. Ci rendiamo vulnerabili, trasparenti, disponibili a condividere una parte profonda di noi stessi. La vulnerabilità è una componente essenziale del nostro lavoro e ci accompagna anche nella vita quotidiana. Essere attori significa anche svolgere un servizio nei confronti della società. Attraverso le storie che raccontiamo contribuiamo alla vita della collettività. Per questo abbiamo diritti che devono essere riconosciuti e difesi. Con Artisti 7607 abbiamo scelto di difendere i diritti connessi allo sfruttamento delle opere audiovisive sulle televisioni e sulle piattaforme digitali. Ma, soprattutto, abbiamo scelto di difendere la dignità del nostro mestiere. È importante essere consapevoli di ciò che succede intorno a noi. Far parte di Artisti 7607 significa essere cittadini attivi, oltre che artisti, e contribuire concretamente alla tutela della nostra professione». Infine, Riondino e Mascoli sono stati premiati con il #GiffoniAward e il premio #Futura realizzato dalla scuola dell’arte della Medaglia della #ZeccadelloStato.

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