La forza di cambiare le “cose impossibili” ha il volto di Matilda De Angelis al #Giffoni56 “Alle donne del futuro dico di scrivere le storie che vogliono raccontare”

Un linguaggio di sincerità, di emancipazione femminile e di forza. Matilda De Angelis ospite in SalaTruffaut per la prima giornata del #Giffoni56 è stata questa e molto altro. L’attrice ha incontrato i #giffoners tra domande e curiosità, non lasciando nulla al caso. Dai temi sociali alle sue esperienze con un unico comune denominatore: rilanciare il tema dell’edizione di quest’anno “Le cose impossibili”. Matilda però, è riuscita a rendere possibile un confronto fatto di emozioni profonde e di temi importanti, non temendo mai di superare i limiti. «Mi ispira l’idea di poter superare quelli che riteniamo i nostri limiti, di andare oltre ciò che consideriamo possibile o impossibile. Tutto ciò che oggi sembra impossibile, in realtà, non lo considero tale. Semplicemente accetto che, forse, in quel momento non è ancora possibile per me. Cerco di accogliere i miei limiti, e tutti i personaggi che ho interpretato hanno dei limiti. È proprio dal loro superamento che può nascere qualcosa di bello. Credo che tutto parta dalla volontà di farlo». Tante le riflessioni in sala sulla serie Lidia Poet, in cui De Angelis interpreta il ruolo di una protagonista che lotta per le donne e con le donne e per rendere possibile qualcosa che sembrava davvero impossibile: «Sono molto contenta che Lidia Poët sia piaciuta così tanto, soprattutto alle giovani donne, perché crescere con un modello del genere significa anche immaginare una possibilità. Per tanto tempo quello che Lidia Poët rappresenta è stato considerato impensabile, perfino impossibile per lei stessa – ha detto, rispondendo alle domande in sala – Lidia Poët mi ha lasciato il valore della militanza, dell’importanza di battersi per i propri ideali e di lottare per una libertà collettiva, che è quella che, al di là della libertà individuale, permette a una società di progredire. Dobbiamo essere grate alle donne e, più in generale, a tutte le persone che prima di noi si sono battute perché certi diritti diventassero leggi, possibilità concrete e una realtà diversa da quella che avevano trovato. In fondo io e Lidia condividiamo già molte cose. Sono sempre stata piuttosto impertinente, fin da ragazzina. Anche quando avevo la vostra età ero una persona piuttosto indomita. Sono sempre stata educata a dire quello che pensavo, con rispetto e con educazione, ma senza rinunciare a esprimere le mie idee. E Lidia mi ha ricordato proprio questo: che quella è la strada giusta, se vogliamo fare in modo che le cose possano davvero cambiare». A colpire è stato il discorso ai David di Donatello, in cui l’attrice ha espresso l’esigenza di un ritorno al cinema “politico”: «Ai David di Donatello ho detto che il cinema dovrebbe tornare a essere politico. Uso la parola “politico” nel suo significato più letterale: ciò che riguarda la polis, cioè la società. Credo che il cinema debba tornare a raccontare la società. Ci sono stati grandi film della nostra storia che erano profondamente politici pur presentandosi come commedie. Si può fare intrattenimento e, allo stesso tempo, parlare di temi sociali e collettivi. Credo ci sia una grande mancanza di giovani registi. Penso che abbiamo anche una responsabilità, e parlo della mia categoria. Forse dovremmo iniziare a scrivere il cinema che vorremmo vedere. Il mio è un mestiere che spesso mi costringe a una posizione passiva: devo aspettare che arrivi un progetto che rispecchi la mia idea di cinema. E io questa passività comincio a sentirla stretta. Non è indispensabile che tutti gli attori abbiano una visione artistica, ma credo sia bello averne una. Io sento di averla e sento anche la responsabilità di provare a trasformarla in qualcosa di concreto. Sono convinta che dobbiamo tornare a fare un cinema sociale e politico. Ma attenzione: anche una storia d’amore può esserlo. Abbiamo ancora nelle nostre mani la possibilità di cambiare le cose. E per questo vale la pena lottare». Per Matilda De Angelis i luoghi di aggregazione come il #GiffoniFilmFestival diventano fondamentali e stelle polari da seguire per condividere esperienze, emozioni e cambiare la società: «Luoghi come questo siano estremamente importanti. Forse siete voi a poterlo dire meglio di me, perché lo vivete sulla vostra pelle, ma credo che oggi manchino molto gli spazi di aggregazione fisica e umana: luoghi in cui le persone possano incontrarsi, discutere, raccontarsi, riconoscersi e condividere esperienze. Quando ero adolescente, nella mia città, Bologna, questi luoghi erano molto più presenti. Oggi molti spazi di aggregazione sono stati chiusi, anche per una trasformazione delle città e della società, e credo che questa sia una perdita importante. Per quanto riguarda il mio essere una donna nel mondo del cinema, parto da una posizione molto privilegiata. Sarebbe ipocrita da parte mia dire di aver vissuto le stesse difficoltà di altre persone. Credo di essermi costruita una carriera grazie alla mia determinazione e alla mia capacità di resistere: questo è un mestiere che non si regge solo sul talento. Ci sono attrici straordinarie e forse più talentuose di me, ma servono anche forza, costanza e capacità di affrontare periodi di pressione, stanchezza e difficoltà. Mi rendo conto che il cinema è ancora molto maschile. Spesso è raccontato dagli uomini, le registe donne sono ancora poche e i ruoli femminili scritti per il cinema non sono sempre abbastanza complessi o gratificanti. Credo quindi che noi donne abbiamo una responsabilità: dobbiamo farci vedere, far sentire la nostra voce e scrivere le storie che vogliamo raccontare. Fortunatamente negli ultimi anni qualcosa sta cambiando. Non mi interessa nemmeno troppo stabilire se questo cambiamento avvenga per moda o per altro: l’importante è che accada. E ci sono state registe che hanno dimostrato di poter competere alla pari con chiunque e di avere una forza creativa straordinaria.» A Matilda De Angelis, infine, i premi #GiffoniImpactAward “Il sogno di Icaro” realizzato dalla Scuola dell’Arte della Medaglia (SAM) e coniato della Zecca dello Stato: la medaglia raffigura Il Sogno di Icaro, simbolo del coraggio di immaginare e trasformare il futuro e il premio “Futura – Rendere possibile l’impossibile” realizzato per la 56ª edizione del #Gff dalla Scuola dell’Arte della Medaglia, per celebrare chi ha reso l’impossibile possibile, ispirando le nuove generazioni.

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