LUIGI FASOLINO ED IL POTERE DELLA DIVULGAZIONE: «NON FATEVI NORMALIZZARE»

Ginecologo e divulgatore scientifico, Luigi Fasolino dimostra ai giovani della sezione Impact! il potere della divulgazione attraverso un incontro incentrato su un argomento ad oggi ancora troppo minimizzato: le mestruazioni.

«Il titolo della presentazione, La normalità: endometriosi e adenomiosi, è volutamente provocatorio», spiega il medico.

«Un’esperienza mensile normalissima come quella della mestruazione per una ragazza su sette diventa un sintomo. Non è più una cosa normale quando eventualmente le mestruazioni iniziano a diventare invalidanti: sono anni che passano, sono anni di rinunce, sono anni durante i quali presumibilmente stiamo assistendo ad un ritardo diagnostico di una patologia che può chiamarsi endometriosi».

Per introdurre alla sala la patologia, il medico parte dalle testimonianze di alcune ragazze: «una malattia invalidante», «una mutilazione», «la goccia cinese che mese dopo mese va avanti e che purtroppo arriva pian piano a perforare».

Procede poi con la spiegazione: «La parte interna dell’utero, il cosiddetto endometrio, è la parte che si ispessisce tra una mestruazione e l’altra per prepararsi ad una gravidanza. Se la gravidanza non arriva, quella parte lì viene fuori con le mestruazioni. Celluline simili a quelle dell’endometrio si trovano nell’endometriosi fuori dall’utero. Di conseguenza, sanguinano in una zona diversa da quella dell’utero e non avendo via d’uscita cicatrizzano sul posto comportando infiammazione, dolore ciclico, dolore cronico».

Fasolino prosegue: «Non si tratta di una patologia ginecologica. Il ginecologo la dovrebbe diagnosticare, ma non riguarda solamente l’utero. Spesso inizia con la prima mestruazione, che avviene mediamente intorno ai 12 anni. Alcuni sintomi sono stanchezza cronica, gonfiore, difficoltà della concentrazione. C’è una componente genetica, oltre che ambientale. La colpa è quasi sempre della mamma» -asserisce ironicamente.

Prima di rispondere alle curiosità della sala, un invito da parte del medico alle donne che soffrono della patologia: «Non fatevi normalizzare. Se c’è una patologia bisogna avere il supporto giusto. Auguro a tutte di essere credute».

Quando gli viene chiesto come abbattere quello che risulta essere un vero e proprio tabù, il divulgatore dichiara: «Lo stigma va abbattuto dalle famiglie, poi le scuole ed infine il sistema sanitario».

Il medico evidenzia anche l’importanza dell’aspetto psicologico: «C’è un aspetto molto importante, ugualmente clinico di questa patologia: la colpevolizzazione della paziente. Il 50% della diagnosi sta nell’ascolto. Poi, evincere la strada di trattamento, fatta soprattutto da supporto psicologico».

L’incontro volge al termine con la consegna del Giffoni Impact Award, «per star rendendo possibile l’impossibile».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *