Lo stuntman Marco Langellotti ospite di Giffoni Sport: “Il mio idolo è Jackie Chan”

Marco Langellotti vive di adrenalina, allena il rischio e l’imprevisto. Lui è uno stuntman, recita cadendo e cade recitando. Agli ambassador di Giffoni Sport racconta di quella volta che “feci il salto acrobatico tra rami secchi e arance che cadevano e dovetti atterrare a pochi centimetri da una telecamera di 50mila euro. Fare lo stuntman è anche un gioco di precisione”. Ha un idolo. “E’ Jackie Chan, uno che convive con il rischio e che sperimenta sempre cose nuove, riuscendo anche ad essere comico”. 

Nella sua carriera… è morto tante volte. “Anzi, mai – corregge il tiro -, perché poi ritorno sempre in vita. Lo stuntman rivive in ogni personaggio che interpreta. Grazie al cinema, noi riusciamo a gestire la preparazione e il giorno delle riprese”. È un professionista affermato in Italia e all’estero, Stunt Performer, Parkour e Freerunning Pro athlete e Martial Artist, atleta pro ed istruttore di Parkour e Freerunning, artista marziale di Karate e Aikido. Ha lavorato come Stuntman per diverse case di produzione tra cui 20 Century Studios e Walt Disney company. Langellotti abbina la passione per Spiderman al suo bagaglio artistico. “Studiamo il personaggio nei minimi particolari. Abbiamo un grande feeling tra noi e anche per le scene con i cavi c’è il collega che controlla l’affidabilità di tutti i cavi. Lavoriamo sempre con una percentuale di rischio, dunque il tema della sicurezza è fondamentale. Ci sono momenti nei quali, per un piccolo errore umano, possono verificarsi incidenti, per fortuna sempre più di rado”.  

Lo stuntman è trattato al pari di un attore? “Le scene vengono studiate per capire la fattibilità. Viene realizzato un preventivo e tutto viene costruito durante il progetto. Sono stato sempre attratto dalle arti marziali e tante discipline mi hanno aiutato e formato, lungo il percorso che poi ha portato al mio lavoro, fondendo sport, arte e spettacolo. Il messaggio che sento di dare ai giovani è che se vogliono intraprendere una carriera del genere è non arrendersi mai, nonostante il fallimento. Solo prendendo consapevolezza del fallimento è possibile poi trasformarlo in successo. Dobbiamo sempre cercare di vedere il lato positivo delle cose: mai arrendersi. Durante la mia carriera ho visto e sentito cose che avrebbero potuto spingermi verso altri lavori, però magari lo avrei fatto da infelice. Ho iniziato da autodidatta, perché fino a 25 anni ho praticato arti marziali. Il lavoro dello stuntman è trasformare lo sport nel cinema. A livello tecnico, alcune cose non sono corrette, però funzionano con la camera. Per questo motivo lo stuntman è anche attore: noi recitiamo con il corpo e riusciamo a trasformare un personaggio in azione. Lo stuntman che sa fare più cose è quello che viene chiamato di più a recitare. Ci sono varie discipline che racchiudono la nostra disciplina, ci formiamo attraverso tantissimi workshop. In Inghilterra, ad esempio, è nata una figura attoriale che ha specialità legate al cinema d’azione. Per una produzione, avere un attore che sappia gestire anche queste cose è un vantaggio. Non significa che rubi il lavoro allo stuntman. Nei film ci stiamo specializzando anche nei dipartimenti militari, persone che hanno dimestichezza nell’uso delle armi, veri militari che sono anche attori. Garantiscono un risparmio dei costi di produzione. Ci sono varie specialità di stuntman: tanti atleti, ex campione del mondo, collaborano con noi, a partire dall’utilizzo delle moto. Un’altra peculiarità è l’action camera. Il cinema d’azione prevede inquadrature diverse da quelle classiche, un po’ più statiche. Nei corsi che realizziamo ci sono anche quelli per regia action, allo scopo avere anche qualcosa in più sul curriculum”.

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