SOFT LEAVES PER I GENERATOR +13. LA STORIA DI UNA FAMIGLIA IMPERFETTA E DEL DOLORE DELLA CRESCITA

Le imperfezioni di una famiglia, la ricerca della propria identità, l’accettazione. Terzo film in concorso per i Generator +13 in Sala Truffaut, diretto dalla regista e sceneggiatrice belga-giapponese Miwako Van Weyenberg. “Soft Leaves” è il suo primo lungometraggio ed ha conquistato i giurati che le hanno riservato moltissime domande subito dopo la proiezione. È la storia di Yuna, figlia di separati, costretta a riprendere un rapporto con sua madre che – anni prima – si era trasferita nuovamente in Giappone. È un incidente che la costringe a tornare e per tutti sarà difficile trovare un nuovo equilibrio e fare i conti con la realtà.

Le metafore sono soggettive, personali, ognuno può e deve leggerle come vuole. Ma sono felice che abbiate dato attenzione ai simbolismi contenuti nel film, io cerco di non forzarle e di non dar loro delle interpretazioni specifiche”, ha sottolineato durante il dibattito.

Il film mi è piaciuto molto, ho trovato che le musiche fossero piene di emozioni e poi ho trovato affascinante il contrasto tra la cultura asiatica e quella occidentale. Cosa ti ha ispirato questo film?”, è stata la domanda di Nikita che arriva dalla Macedonia.

Non è un film autobiografico”, gli risponde la regista, “ma alcune delle emozioni a cui abbiamo dato voce le conosco direttamente, perché anche io sono in parte giapponese ed in parte belga. La musica è un elemento fondamentale per me, sono figlia di due musicisti, non si tratta semplicemente di sottofondo”.

È Neil, giurato che viene dall’India, a chiedere come sono entrati nel personaggio gli attori più giovani. “Per me è importante costruire il personaggio attorno all’attore. La ragazza che interpreta Yuna aveva dieci anni quando l’ho scelta durante un casting, durante le riprese ne aveva tredici. Tramite la nostra conoscenza sono nate le peculiarità del personaggio. Più è dettagliato il lavoro, più le emozioni diventano universalmente comprensibili”.

Quattro lingue trovano spazio in questo emozionante film, ma ce n’è una quinta che gioca un ruolo centrale: il silenzio. “Abbiamo lavorato molto per dargli il giusto spazio, è una questione di ritmo. Sono convinta che il silenzio sia una vera e propria lingua, necessaria ed importante”.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *