Lino Musella a #Giffoni56: «La memoria è importante: assimilate qualcosa a memoria, nutritevi di ciò che vi arricchisce e diventate portatori di quei frammenti»

La paura di fallire, il rapporto con i propri personaggi e l’utilizzo dell’arte nel sociale. È stato un workshop ricco di spunti quello che i ragazzi hanno vissuto oggi grazie all’attore e drammaturgo Lino Musella.

L’incontro si è aperto con un video realizzato dai giovani del workshop in onore dell’ospite, una carrellata delle scene più iconiche e significative della sua carriera cinematografica. Musella ha catturato l’attenzione della sala con le sue risposte. Alla domanda su quale personaggio vorrebbe portare a teatro senza un copione, ha risposto: «Cercherei una figura muta. Ultimamente mi interessa molto Pierrot, una maschera malinconica ma che ha anche una funzione politica. Mi piacerebbe portarlo a teatro: interpretare un personaggio che non parla significa mettersi a nudo.»

Vincitore del David di Donatello come miglior attore non protagonista per il film Nonostante, Musella si è soffermato sulla responsabilità che gli artisti hanno nei confronti della società: «Noi artisti possiamo scegliere, attraverso il nostro lavoro, di portare alla luce delle problematiche sociali. Ma quando lo fai, devi farlo come cittadino, perché le problematiche colpiscono tutti noi come cittadini.»

Riguardo alla sua esperienza nella serie Gomorra, l’attore si è soffermato sul mondo raccontato dalla produzione: «È stato come esorcizzare delle esperienze di vita. Vengo da quelle zone e conosco quella realtà. Il cinema, poi, attinge dalla realtà e la plasma.»

Durante l’incontro si è parlato anche del suo rapporto con la città di Napoli, definita dall’artista un immenso patrimonio culturale, ma anche un luogo che nasconde una certa retorica e una serie di stilemi che possono rendere difficile mantenere sempre un rapporto sano con essa.

Tra i diversi ruoli interpretati, si è parlato anche di Giovanni Pandico, personaggio portato sullo schermo nella serie Portobello. A proposito di questo ruolo, Musella ha raccontato: «Tutto ciò che è sopra le righe, al cinema, rischia di non essere credibile, anche se spesso la realtà è surreale. Il vero Pandico, in teoria, non lo si potrebbe portare al cinema perché sembrerebbe troppo carico. Grazie a Bellocchio, però, ho potuto raccontare la follia lucida di Pandico.»

Musella ha infine condiviso il suo rapporto con la memoria e il valore che essa assume nella vita quotidiana: «Posso riempire la mia mente e il mio cuore di parole, nutrirmi di testi teatrali che imparavo a memoria, di frasi che mi arricchivano anche quando non le portavo in scena. L’unico consiglio che posso dare ai giovani è questo: quando siete fermi e non lavorate, imparate qualcosa a memoria. Nutritevi di ciò che vi arricchisce e diventerete portatori di quei frammenti.»

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