Lectio di giornalismo ai ragazzi della Impact del direttore de “Il Messaggero” Guido Boffo

I giovani della Impact mettono sotto torchio il direttore de “Il Messaggero”, Guido Boffo, trasformando l’incontro in Sala Verde in una lectio sul giornalismo. Dall’accesso alla professione – sempre più complesso e somministrato dalle scuole – all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella compilazione degli articoli fino al ruolo dei social. “La nostra professione è radicalmente cambiata perché, attraverso i social è subentrata una sorta di disintermediazione. Le persone sono convinte di avere un accesso diretto all’informazione e di non avere più bisogno di un professionista che invece verifichi le notizie e soprattutto che stia attento a che gli articoli non ledano le persone”.

Poi il capitolo IA, centrale nel dibattito dei ragazzi, che sta rivoluzionando il mondo della comunicazione, non solo giornalistica. Per Boffo il pericolo è quello che “l’IA si alimenta attraverso il web e, nel web, esistono errori formali, sostanziali, pregiudizi, polarizzazioni, opinioni non obiettive che in qualche modo influenzano, negativamente, la composizione di un articolo. Il lavoro del giornalista invece, che può avvalersi dell’IA per notizie routinarie, è però una attività di supervisione dei contenuti. Ed è per questo – continua Boffo – che il nostro ruolo non potrà mai essere sostituito da una macchina”.

I ragazzi poi, sulla scia di quanto accaduto con i giornalisti di Report o con il caso Paragon o ancora sul caso di Francesca Albanese, si chiedono quanto libero sia oggi un giornalista e quanta paura c’è nel fare questo mestiere. In teoria, spiega il direttore “un giornalista dovrebbe essere il cane da guardia della democrazia” e il ruolo dovrebbe essere sempre quello della messa in moda del potere ed è per questo “che un giornalista che non fa arrabbiare le istituzioni non è un buon giornalista” il problema è “che con la crisi dell’editoria e il calo della pubblicità, i giornalisti sono sempre più dipendenti da fattori esterni che gli consentono di sopravvivere”, che tradotto significa: essere soggetti alla politica e all’imprenditoria. “In questo modo diventa complesso fare il nostro mestiere ma, a maggior ragione, è indispensabile cercare di mantenersi indipendenti”.

Infine, il giornalismo sportivo, nel quale le donne: ed è la domanda, hanno sempre un ruolo di “bordo campo”. “Purtroppo è vero – risponde il direttore de Il Messaggero – anche se io conosco tre colleghe bravissime che sono Emanuela Audisio per La Repubblica; Gaia Piccardi per il Corriere della Sera e Giulia Zonca per La Stampa; tre colleghe bravissime”.

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