“La comicità fa riflettere senza dare lezioni”. L’impatto di Herbert Ballerina sul Festival

Arriva a Giffoni Impact muovendosi ritmicamente sulle note del valzer numero 2 di Šostakovič. E si autocita: “Ballerina…”. Luigi Luciano, al secolo Herbert Ballerina, mette subito il suo inconfondibile marchio di fabbrica (comico) sull’appuntamento in programma alla Multimedia Valley. In sala ci sono cento ragazzi in maglietta rosa. Le risate si rincorrono senza prendere fiato, talvolta aggrappandosi agli applausi. “Ci sono comici che lo sono solo in scena, altri che lo sono sempre. Io appartengo a questa seconda categoria. Se parlo con il Papa o con il macellaio non cambia nulla: devo fare ridere. Ci provo fino a quando non ci riesco. È il mio demone” scherza con i giffoner. “Certo, quando lo fai per anni” aggiunge “la comicità finisce che diventa anche mestiere. Così, quando torni a casa, può capitare che la lasci fuori dalla porta. Ti riposi e pensi alla tua vita, che non è fatta solo di risate. Il confine tra pubblico e privato è sempre molto labile”. L’artista molisano – natali a Campobasso nel 1980- parla della comicità come della forma espressiva migliore per veicolare anche messaggi importanti. “Attraverso le battute si può parlare di tutto. Come della criminalità o della morte. La comicità ha un’eco più ampia: arriva a tutti in modo fulmineo ma con una certa tenerezza”. Nelle sue performance Ballerina ha ironizzato su molti aspetti della società: dalla tv del dolore all’immigrazione. “Faccio battute per illuminare un problema, non per riderci sopra in modo becero. Tutti i personaggi che creo sono miei surrogati. Mi appartengono”. Dopo gli studi al Dams di Bologna si è trasferito a Milano. Qui l’incontro decisivo con Maccio Capatonda. “Oggi far ridere è sicuramente più difficile” annota. “I margini si sono ristretti e devi settarti sul contesto. Ma non devi avere paura di far ridere. C’è una sola verità nella comicità: se la gente ride, il comico ha ragione”. Oggi Ballerina è tra i protagonisti del programma ‘Stasera tutto è possibile’ di Rai 2: “Un format leggero ma tosto da realizzare perché i giochi sono sempre fisici. Una volta ho dovuto fare una radiografia alle costole per una capriola” confessa. “Fortunatamente siamo un gruppo coeso, di amici veri che lavorano bene insieme. L’anno prossimo ci sarò ancora”. Poi la dichiarazione d’amore per la comicità demenziale, quella del mitico Nino Frassica: “È immortale”. In chiusura un giffoner – futuro medico – gli chiede se l’ironia può alleggerire il rapporto con i pazienti. Herbert non si tira indietro: “Esame della prostata? Tranquillo, la tratterò con i guanti!” Risate. Applausi. A scena (e mascella) aperta.

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