Il quaderno di Tommaso, a Giffoni la legalità diventa una scelta quotidiana. Calderone: “Il coraggio oltre il silenzio per costruire un mondo migliore”

L’intervento della Ministra del Lavoro: “Stupita ed ammirata dall’immensità di questo luogo. Qui ogni incontro diventa occasione di formazione e crescita”

La legalità non è un gesto straordinario riservato agli eroi, ma una scelta che si rinnova ogni giorno. È il messaggio consegnato ai ragazzi di Giffoni attraverso “Il quaderno di Tommaso”, il cortometraggio promosso dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro e dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro nell’ambito del progetto GenL – Generazione Legalità proiettato oggi a #Giffoni56 alla presenza della Ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone.

Ad aprire l’incontro è stato Rosario De Luca, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, che ha raccontato come il progetto sia nato dal desiderio di trasformare una storia vera in uno strumento capace di parlare alle nuove generazioni.

«Abbiamo scelto di raccontare una storia vera, quella di chi ha deciso di non rinunciare alla propria libertà e ai propri valori. Prima un libro, poi un gioco da tavolo, quindi un videogioco e oggi un cortometraggio. Non vogliamo raccontare eroi moderni, ma dimostrare che ogni giorno ciascuno di noi può scegliere da che parte stare, compiendo gesti etici e contribuendo a costruire una società migliore. È questo il senso di GenL: credere che proprio da bambini e ragazzi possa nascere una generazione capace di cambiare il Paese».

Il film è ispirato alla storia vera di Antonino Bartuccio, ex sindaco di Rizziconi, e della moglie Maria Grazia Squillaci, consulente del lavoro, che decisero di denunciare una cosca della ’ndrangheta radicata nel loro territorio. Una scelta che li ha trasformati in testimoni di giustizia e che ha profondamente cambiato la vita della loro famiglia, oggi protetta dallo Stato. Attraverso lo sguardo del giovane Tommaso, il cortometraggio racconta il valore della responsabilità civile, del coraggio e della legalità.

«Sono orgoglioso di aver preso parte a questo progetto», ha raccontato Antonio Gerardi, interprete di Bartuccio. «Mi ha arricchito profondamente, come uomo prima ancora che come attore».

«Sono onorato – ha aggiunto Samuele Aprile, che dà il volto al giovane Tommaso nel corto – di poter condividere questo messaggio così importante davanti ad una platea così numerosa come quella di oggi».

Il regista Marco Pellegrino ha invece definito il cortometraggio «un racconto che parla di legalità e rispetto, valori che appartengono a ogni età».

Particolarmente intenso l’intervento della Ministra Calderone, che ha ricordato il lungo percorso vissuto accanto ad Antonino Bartuccio e Maria Grazia Squillaci, sottolineando come la loro scelta abbia coinvolto non soltanto loro, ma un’intera famiglia e tutta la categoria dei consulenti del lavoro.

«Il vero rischio, dopo una denuncia, è il silenzio. Chi sceglie di testimoniare diventa più fragile proprio quando si prova a cancellarne la memoria. Per questo è fondamentale continuare a raccontare queste storie».

Il Ministro ha ricordato che Bartuccio e Squillaci, dopo aver denunciato la cosca della ’ndrangheta, hanno scelto di non lasciare la loro terra, continuando a vivere e a lavorare nel luogo in cui tutto era accaduto. Una decisione che li ha portati a vivere come testimoni di giustizia sotto protezione, affrontando ogni giorno le limitazioni imposte dalla tutela dello Stato insieme ai loro figli. «Sono orgogliosa di appartenere a una categoria professionale che non li ha mai lasciati soli e che ha scelto di proteggerli, accompagnandoli in questo percorso di coraggio e legalità», ha affermato.

La Ministra ha espresso il proprio apprezzamento per Giffoni, definendolo un luogo capace di andare ben oltre il cinema. «Sono onorata di essere qui e stupita dall’immensità di ciò che riuscite a creare», ha affermato, sottolineando come il Festival riesca a coinvolgere migliaia di giovani in un percorso di crescita e confronto. «Qui c’è la possibilità di costruire qualcosa che va oltre la proiezione di un film», ha aggiunto, riconoscendo a Giffoni il merito di trasformare ogni incontro in un’occasione di formazione civile.

Rivolgendosi ai ragazzi presenti in sala, Calderone ha evidenziato il valore educativo del cortometraggio: «È importante – ha detto – proporre modelli positivi come quello di Antonino e Maria Grazia, perché legalità significa costruire ogni giorno una società migliore. E questo passa anche dal lavoro: un lavoro regolare, dignitoso, capace di dare futuro alle persone e di rafforzare la coscienza civile delle nuove generazioni».

Nel suo intervento il Ministro ha richiamato anche la ricorrenza dell’anniversario della strage di via D’Amelio, ricordando Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta, tra cui Emanuela Loi, prima donna della Polizia di Stato a cadere in servizio di scorta.

«Presentare oggi questo cortometraggio a Giffoni significa dare continuità a quella memoria e ricordare ai ragazzi che il coraggio può cambiare il corso delle cose. È attraverso esempi come questi che si costruisce una cultura della legalità».

 

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