“IO DI NUOVO”: UNA STORIA DI CAMBIAMENTO A #GIFFONI56

«A chi continua a cercarsi, anche quando si è perso». È questa la dedica che accompagna Io di nuovo, il documentario presentato dalla comunità avellinese La Casa sulla Roccia ai Generator +18.

L’incontro è stato introdotto dal fondatore del Festival, Claudio Gubitosi, che ha espresso la sua soddisfazione per essere riuscito a portare sullo schermo di Giffoni questo progetto. Ha poi lasciato la parola a Maurizio Picariello, regista del documentario, che ha spiegato l’idea da cui è nato il lavoro: «Siamo partiti da una domanda: si può ricominciare quando tutti hanno creduto che fosse tutto finito?».

Maria Rosaria Famoso, anima dell’associazione, ha sottolineato il legame tra il film e il tema del Festival: «Abbiamo colto questa opportunità perché il documentario è perfettamente in sintonia con il messaggio di Giffoni: ciò che sembra impossibile, con la volontà, può diventare possibile».

Sul valore della collaborazione con il Festival è intervenuto anche Franco Lo Priore, responsabile della comunità: «Giffoni nasce da una passione e riesce a mantenere uno standard così alto perché alla base c’è l’amore. Anche ciò che facciamo noi, dal 1985, nasce dalla passione ed è reso possibile dall’amore».

Prima della proiezione, è intervenuto anche il volontario Giuseppe Guida: «Questo è un racconto di vita reale che riguarda ciascuno di noi, direttamente o indirettamente. C’è il punto di vista di chi osserva queste storie dall’esterno, ma anche quello di chi le vive sulla propria pelle. Il protagonista non è un attore: interpreta semplicemente se stesso».

La proiezione ha suscitato grande emozione tra i ragazzi in sala, che hanno rivolto ai relatori numerose domande sull’origine del progetto.

«Otto anni fa abbiamo avviato un laboratorio teatrale all’interno della comunità e da allora non lo abbiamo più abbandonato», ha raccontato Lo Priore. «Ci piace sperimentare e ci siamo accorti fin da subito dei grandi benefici che questa attività portava ai ragazzi. Era un progetto che non potevamo smettere di sostenere, anche nei momenti in cui mancavano i fondi, perché ne vedevamo il valore. Oggi La Casa sulla Roccia non potrebbe fare a meno del laboratorio teatrale: significherebbe togliere ai ragazzi un’importante occasione di riscatto».

Nel corso del confronto si è parlato anche del recente protocollo tra il Ministero della Cultura e il Ministero dell’Istruzione. «Il male contemporaneo è un’idea distorta della libertà, che alimenta forme di frammentazione della personalità. Troppo spesso contrapponiamo la comunità all’io, quando invece dovremmo concepire un’idea di io che includa anche quella di comunità».

In sala erano presenti anche alcuni ragazzi e ragazze della comunità che hanno preso parte al documentario. È stato proprio uno di loro a chiudere l’incontro con una testimonianza che ha emozionato il pubblico:

«Ammettere di aver bisogno di aiuto, riconoscere di avere una difficoltà che non avrei potuto affrontare da solo, è stato il primo passo. Oggi posso dire soltanto grazie: a loro e a me stesso, perché è sempre un lavoro reciproco tra esseri umani. Gli altri possono indicarti la strada, ma il passo verso la mano che ti viene tesa devi essere tu a compierlo».

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