Il professore Ascierto: “Combattiamo l’assenza di vocazione, motivando i giovani”

“Mi ha colpito quello che ha detto una giurata durante l’incontro con Bebe Vio: Voglio diventare medico per poter curare le malattie rare”. Il professore Paolo Ascierto incontra i ragazzi della sezione “Impact” del Giffoni per ricevere il Premio Ercole, e mette l’accento sulla mancanza di vocazione da parte dei giovani. “Mi ha colpito – spiega l’oncologo – perché oggi, la maggior parte dei giovani laureati in Medicina sceglie specializzazioni molto remunerative, ad esempio: Chirurgia estetica. Mancano medici di Medicina generale, di Medicina d’urgenza, motivo per cui ci sono problemi nei pronto soccorso; mancano medici che si specializzino in Anatomia patologica. E questo, a breve, creerà problemi pratici. Pensate che all’ultimo concorso per la specializzazione in Radiologia, su sette posti disponibili se ne sono presentati tre. I giovani che fanno medicina alla fine vogliono specializzarsi in settori altamente remunerativi, come la Medicina estetica”.

Sollecitato sulle declinazioni dell’altruismo, il professore Ascierto ha spiegato che “è insito nella professione medica essere altruisti. Donarsi agli altri è fondamentale perché la nostra professione è una missione, come si diceva un tempo”. Fieri e orgogliosi di averlo per la terza volta a Giffoni, così il direttore e fondatore del Giffoni, Claudio Gubitosi ha accolto nella Sala verde il direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, del Pascale: “Una eccellenza campana – ribadisce Gubitosi – un numero uno al mondo”. E proprio la platea del Giffoni “è il luogo ideale per motivare i ragazzi – aggiunge Ascierto – e superare il gap delle vocazioni”.

A consegnare il premio al professore, il Presidente onorario del Giffoni, Generoso Andria che ha letto le motivazioni e ha invitato i ragazzi a essere testimoni di un grande uomo che opera dietro i riflettori con operosità, tenendo alto il nome della nostra regione in tutto il mondo.  In fine, il professore ha voluto dedicare il premio alla moglie Maria Teresa, al suo fianco dai tempi dell’Università “è grazie a lei che ho potuto raggiungere questi traguardi”.

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