Il benvenuto di Gubitosi alla Impact: “Usate la gentilezza, sarà un Giffoni dolce”

Il fondatore ai ragazzi in Sala Verde: “E’ il mio ultimo anno alla direzione del festival. Il sentimento che provo? Orgoglio per aver portato avanti qualcosa di impossibile”

Un inno alla dolcezza che è sinonimo di forza. Un invito alla gentilezza perché è dal confronto pacato, anche nella diversità delle opinioni, che nascono le idee destinate a cambiare il mondo. A rivolgerli ai ragazzi di Giffoni Impact è stato direttamente Claudio Gubitosi. Un benvenuto che è un manifesto di intenti, la consegna di un progetto che è una delle leve di #Giffoni55.

Prima novità di quest’anno. Il cambio sala. Impact si svolge in Sala Verde. L’atmosfera è per certi versi più intima ed è su questa stessa lunghezza d’onda che si sintonizza il fondatore di Giffoni: una sedia in mezzo ai ragazzi, senza distanze tra palco e platea. Una conversazione che fornisce una chiave di lettura di questa edizione di Giffoni, ne traccia il profilo, un’interpretazione autentica da parte di chi l’ha immaginata, scritta, pensata, sognata. Perché ogni anno quella di Claudio Gubitosi è una scintilla, una visione che si fa programma.

Il logo che portate sulla maglietta – dice ai ragazzi – è portatore di grandi valori, di rispetto, di attenzione ed accettazione delle diversità. I nostri ospiti hanno questa specificità, quella di essere venuti per il piacere di incontrarvi, di ascoltare i vostri sogni, i vostri desideri, le vostre aspettative. Ciascuno di loro vi porterà la sua esperienza perché qui proviamo a mettere insieme esperienze di vita”.

L’esperienza di vita è quella di Gubitosi, di chi ha scritto e scrive una bella storia italiana: “Sapete – ha aggiunto – che questo è il mio ultimo anno di direzione del festival. Sto vivendo questo passaggio con grande consapevolezza. Abbiamo messo su una classe dirigente all’altezza, so che il festival è in buone mani.  Vivo il distacco senza rimpianto, ma se dovessi individuare un’emozione direi orgoglio, quello di aver portato avanti qualcosa di impossibile. E’ per questo che quest’anno voglio che tutto sia dolce. Lo dico anche rispetto al linguaggio da usare. Parliamo e parlate con dolcezza, senza arroganza. Qui si alterneranno persone che crede in Giffoni, persone che hanno anche ruoli di grande importanza, persone che vi vogliono bene”.

Domenica scorsa un momento che è già entrato nella storia di Giffoni, il saluto di Papa Leone alla sua prima uscita pubblica da Castel Gandolfo ed il riferimento al tema di #Giffoni55: “Utilizziamolo noi per primi questo tema – spiega Gubitosi – diventare umani non è un auspicio, ma un imperativo. Giffoni è una goccia nel mare in tempesta, ma meno male che c’è. Io mi fido dei giovani da sempre e mi fido di voi. Sono certo che saprete rappresentare al meglio il nostro logo ed i valori che ci sono dentro”. Il rispetto è uno di questi. Rispetto degli altri, delle idee degli altri. Senza protagonismi, senza personalismi.

Giffoni è un’esperienza: “Nei loro zainetti virtuali – spiega Gubitosi – nelle loro valigie virtuali ognuno dei Giffoner porta ciò che vive qui, in queste intensissime giornate. In questi zaini ciascuno mette i propri dubbi. Poi sta a voi trovare le vostre certezze. E provare a realizzare i vostri sogni”.

E Gubitosi ha ancora un sogno? Ovviamente sì, realizzare il campus, un polo di formazione sull’audiovisivo: “Esiste – dice – già un progetto. Con la realizzazione di 30 aule e circa duecento posti letto. Servirà ad evitare lo spopolamento delle nostre aree interne e ad attirare giovani a venire qui al Sud. Farà di Giffoni un luogo ancora più bello, contaminato dalla bellezza di tutto il mondo”.

E’ tempo di Impact. Ad illustrare il progetto di quest’anno ci pensano Davide Russo, Michele Melillo ed Aldo Padovano che lo hanno curato. E’ un programma ricco, intenso, pieno di spunti, denso di emozioni e contraddizioni, un viaggio al centro di Giffoni: “Impact – conclude Gubitosi – la sento mia. Vi dico di godervi questi momenti. Godiamoci questi momenti che resteranno fissi nella nostra memoria. E’ anche questa la forza di Giffoni”.

 

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