I giffoner a lezione dal direttore della fotografia Guido Michelotti: “Lo stile è la grammatica del cinema, la cosa che mi emoziona di più”

Tra la luce, le inquadrature, le curiosità e le scene di un film che fanno la differenza. Guido Michelotti, tra i direttori della fotografia più influenti in Italia, parla ai ragazzi del #Workshop+18 in sala verde questo pomeriggio. Dagli esordi dietro la “macchina da presa” ai lavori più importanti come “Suburra”, “Gomorra la serie”, “L’immortale”, “Il primo re”.

Michelotti sollecitato dalle domande dei #giffoner presenti, si è soffermato a lungo sulla differenza tra la pellicola e il digitale e anche sulle nuove politiche ambientali e i costi che la prima ha rispetto alla seconda.

Un excursus sulla sua vita professionale, con i metodi utilizzati nel tempo e sulla passione nata vivendo a pieno i set cinematografici. Ma anche sulle preferenze del direttore della fotografia e su quel che ama fare: “Preferisco l’inquadratura alla luce. Nasco operatore, per me è importante scegliere dove sta lo spettatore in quel momento, se sta distante dalla scena, se sta vicino, se sta vicino con un’ottica media, se l’inquadratura è deformata e c’è uno spazio deformato attraverso le ottiche, fare un movimento di macchina”. Per Michelotti “lo stile è la grammatica del cinema ed è la cosa che mi emoziona di più. Lo stile dell’autore sta molto nella grammatica prima della luce. La luce, quella che piace a me, non prende il sopravvento sulla storia ma si sposa perfettamente con essa. È un canale quasi invisibile. Mi piace notare molto di più l’impianto scenografico. Penso a Tim Burton o a dei registi super visionari come Wes Anderson. Se analizzate i suoi film – dice ai ragazzi – la prima cosa che notate è una fotografia pazzesca. Invece ha una composizione pazzesca, un controllo del colore scenografico, c’è una composizione del mondo coerente e super controllata e la luce in realtà mostra e basta. Quando l’inquadratura esprime la volontà del regista di controllo e rigore, attraverso lo stile lo spettatore entra nel taglio della storia. L’inquadratura ha questo potere”. E a proposito di stile, Guido Michelotti ha le idee chiare, rispondendo ad alcune curiosità tecniche: “Ora nei grandi festival internazionali si premiano molto queste scelte quando sono fatte bene, soprattutto da quando il cinema è diventato digitale ha macchine da presa che permettono di fare qualunque cosa. Quando il regista azzecca lo stile, anche con una storia piccola, secondo me è fantastico”.

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