GENERATOR +16 ALLA RICERCA DI SE’ STESSI CON “LITTLE TROUBLE GIRLS” E L’ATTRICE JARA SOFIJA OSTAN

È bellissimo guardare questa sala piena di miei coetanei, in effetti questo film è perfetto per ragazzi che hanno dai 16 ai 20 anni”. Sono state queste le prime parole dell’attrice slovena Jara Sofija Ostan che ha raggiunto i Generator +16 al termine della proiezione del film “Little Trouble Girls”.

È lei ad interpretare la sedicenne introversa Lucia, la quale – grazie al coro femminile della scuola cattolica che frequenta – stringe amicizia con la popolare e sfrontata Ana-Maria. Durante un week-end in un convento in campagna le ragazze fanno i conti con la loro età, con le attrazioni e i turbamenti della sessualità. La messa in discussione delle credenze e dei valori, fino a quel momento condivisi, destabilizzano il coro e incrinano le relazioni.

Abbiamo cercato di lavorare su un personaggio molto conservatore con uno stile minimalista e rispettoso della religione. Ho cercato di prepararmi ad alcune scene in cui mi sentivo in difficoltà, ma poi ho capito che il disagio provato era funzionale al mio lavoro attoriale”.

Le domande a Jara si susseguono veloci, tra simbolismi e messaggi sottili. “Qual è il messaggio profondo della regista a parer tuo?”, le ha chiesto un giurato proveniente dall’Azerbaigian. “Credo che non ci sia un solo modo di interpretare questo film, ognuno può farlo e deve farlo a modo suo. Ma per me il significato è che è importante avere il coraggio di seguire la propria strada e le proprie idee anche quando non sono condivise”.

Abbiamo visto la continua presenza dei fiori, all’inizio più chiusi, poi sempre più aperti. Possiamo associarlo alla protagonista che diventa man mano donna?”, ribatte Nika, giurata croata. “Un piccolo particolare che non avevo notato nemmeno io stessa, visto che alcune cose sono state aggiunte in fase di montaggio. Dev’essere proprio così, man mano Lucia prende consapevolezza di sè stessa e rinasce con più forza e più decisione”, conclude Jara.

“Little Trouble Girls” è il primo lungometraggio della regista slovena Urška Djukić.

 

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