Elena Testi ai giffoner di Impact: “Sono i giovani a estirpare il seme dell’odio”

Le domande arrivano una dopo l’altra. Dirette. Senza timore. Sono i giffoner della sezione Impact a dettare il ritmo dell’incontro con Elena Testi, giornalista e reporter di La7. È il primo appuntamento del pomeriggio nella Sala Verde della Multimedia Valley. Al centro c’è la questione  israelo-palestinese.
Inviata nei principali scenari di crisi degli ultimi anni, dall’Ucraina al Medio Oriente, e autrice di “Genesi. Soldi, crimini, impunità. Storia dell’estrema destra israeliana”,  la giornalista classe 1987 mette subito in chiaro il metodo con cui affronta il dialogo: «Io non do risposte. Provo a offrire fatti. Il mio lavoro è studiare, approfondire e raccontare ciò che accade».
Da qui prende forma un confronto che attraversa la storia recente di Israele senza cercare scorciatoie: «È uno degli Stati più complessi al mondo» sottolinea Testi. «Esiste una componente della società, in particolare quella dei coloni che vivono negli insediamenti della Cisgiordania e di Gerusalemme Est, che negli anni si è progressivamente radicalizzata. Il 7 ottobre ha rappresentato uno spartiacque per tutta la società israeliana, anche per la parte più moderata. Per molti israeliani, soprattutto tra le nuove generazioni, è stato vissuto come la tragedia più grande dalla Shoah, come un nuovo olocausto».
Il confronto si sposta poi sugli equilibri istituzionali dello Stato di Israele e sul dibattito politico interno: «Quando Benjamin Netanyahu ha formato il governo più spostato a destra della storia di Israele» annota la giornalista «ha promosso una riforma della giustizia che avrebbe ridimensionato il ruolo della Corte Suprema, unico contrappeso democratico vero. Parallelamente si è aperta una campagna di attacco e delegittimazione dell’informazione non allineata e del pensiero critico».
Non manca una riflessione sul ruolo della comunità internazionale:  «L’Europa attraversa una fase di particolare debolezza, una debolezza che riguarda in particolare l’alleanza atlantica» afferma Testi. «Israele ha costruito nel tempo un rapporto strategico con gli Stati Uniti e questo continua inevitabilmente a influenzare gli assetti geopolitici del Medio Oriente». Ma per la giornalista esiste un altro attore capace di incidere sugli eventi: «L’opinione pubblica ha un ruolo fondamentale, soprattutto quella delle giovani generazioni. Può esercitare una pressione sulla politica e influenzarne le scelte. È un processo che si osserva anche negli Stati Uniti, dove una parte del Partito Democratico ha assunto posizioni sempre più critiche nei confronti dell’attuale governo israeliano». L’ultima domanda arriva da una ragazza della sala e allarga lo sguardo oltre il Medio Oriente. Parla del seme dell’odio, di quella paura che può trasformarsi in discriminazione anche nelle democrazie occidentali. Chiede quale debba essere il ruolo dell’informazione quando alcune forze politiche alimentano sentimenti ostili nei confronti degli stranieri Elena Testi prende il microfono. La risposta arriva senza esitazioni:  «Io non credo che Roberto Vannacci, giusto per fare un nome, debba partecipare a un talk show televisivo. Non appartengo a nessun partito politico. Appartengo a una democrazia. Quando i valori democratici vengono messi in discussione e si scimmiotta un passato dal quale abbiamo preso le distanze grazie al sacrificio di tante donne e tanti uomini, dei nostri nonni, non si può fare finta di nulla».

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