Dai tagliolini al cinghiale al mondo dei social e del teatro: Agnese Pucci si racconta ai giffoner

Capelli blu, accento toscano e Aristotele tatuato sulla gamba. Agnese Pucci entra nella Sala Verde con la spontaneità di chi è riuscita a trasformare un video pubblicato quasi per gioco in una professione. Content creator e attrice, classe 1996, laureata in Filosofia, conquista subito i giffoner della sezione Impact con un’ironia che non rinuncia mai alla profondità.

«Sono nata in un piccolo paese e ho sempre pensato che la mia vita sarebbe stata un’altra» racconta. «Per anni ho lavorato come commessa e non immaginavo certo di avere una vena comica né che quella sarebbe diventata il mio lavoro. Poi una mattina ho pubblicato un video mentre mangiavo i tagliolini al cinghiale. Da lì è cambiato tutto». I social arrivano subito. Il teatro, invece, solo in un secondo momento:  «Avevo fatto le prime esperienze da bambina con gli spettacoli del catechismo» ricorda Agnese. «I social mi hanno aperto un mondo enorme di relazioni e, alla fine, mi hanno riportata sul palcoscenico. Ma il teatro è un’altra cosa. La risata la vivi negli occhi del pubblico. L’ansia è diversa. Sui social puoi registrare un video più volte. A teatro vale una sola regola: buona la prima». Tra una battuta e l’altra emerge anche il percorso personale di una ragazza che continua a studiare e a mettersi in discussione.
«La Filosofia mi ha insegnato ad aprire la mente e a guardare il mondo da prospettive diverse. Mia nonna a non avere pregiudizi. É stata la mia migliore amica» sottolinea l’attrice e autrice toscana. Poi il tono dell’incontro cambia. Una giffoner le chiede come si conviva con i commenti d’odio. Agnese non fa giri di parole: «Alcuni fanno male, inutile negarlo. Cerco di farmeli scivolare addosso anche se non sempre ci riesco. Molte persone trovano coraggio nell’anonimato. Se ci guardassimo negli occhi cambierebbe tutto». Tra i ricordi più dolorosi ce n’è uno che riaffiora ancora con forza: «Dopo un intervento di chirurgia al seno qualcuno mi ha invitato a iscrivermi a una piattaforma per adulti. È stato uno dei commenti che mi ha fatto più arrabbiare. Come donna. Il nostro corpo è nostro e siamo noi a decidere come abitarlo».
A darle la forza di continuare, però, sono i messaggi che arrivano da persone che stanno attraversando momenti difficili. «Quando qualcuno mi racconta di aver ritrovato il sorriso grazie a un mio video capisco che questo lavoro ha davvero un senso» spiega Agnese. «Sapere di aver alleggerito, anche solo per qualche minuto, il peso che una persona si porta dentro mi rende felice». L’ironia diventa così anche uno strumento di sensibilizzazione. Lo dimostrano i contenuti che di recente ha dedicato all’endometriosi: «Sto cercando di fare la mia parte perché se ne parli di più, soprattutto tra i ragazzi. Non deve essere un tabù. Si possono affrontare temi molto seri anche con leggerezza. Anzi, a volte è proprio la leggerezza che permette di arrivare più lontano». L’ultima riflessione dell’incontro riguarda i confini della comicità. Sul punto Agnese è chiara: «Quando faccio ironia su me stessa mi sento libera di dire tutto. Quando invece si scherza sugli altri bisogna essere responsabili, sensibili e consapevoli».

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