Da Villacidro il cinema diventa voce dei giovani e racconto di una comunità

Presentato il progetto di Fondazione Dessì, Giffoni Innovation Hub e Regione Sardegna. Il cortometraggio “Piccolo vuoto” sarà presentato a Venezia

Il cinema come strumento per raccontare il proprio territorio, valorizzarne la sua identità, riscoprire sé stessi e costrurie il futuro. È questo il cuore di “La Voce dei Giovani: la Villacidro che vorrei”, il progetto promosso dalla Fondazione Giuseppe Dessì e Giffoni Innovation Hub, con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna, presentato questa mattina a #Giffoni56

Un percorso che ha coinvolto ventisei ragazze e ragazzi tra i 14 e i 19 anni in tutte le fasi della produzione cinematografica, dalla scrittura del soggetto alle riprese, fino alla realizzazione di “Piccolo Vuoto”, lo short movie che sarà presentato ufficialmente alla prossima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

A raccontare lo spirito e le finalità del progetto Debora Aru, presidente della Fondazione Giuseppe Dessì.

«La nostra Fondazione organizza il premio letterario più longevo della Sardegna, ma sentivamo il desiderio di costruire un progetto capace di dare spazio ai ragazzi e di permettere loro di raccontare la propria visione del territorio attraverso il linguaggio del cinema. Da qui è nato l’incontro con Giffoni».

Un’esperienza che, ha spiegato Aru, è andata ben oltre la realizzazione di un cortometraggio.

«Ventisei giovani – ha spiegato – hanno seguito un percorso di formazione che li ha accompagnati dalla scrittura di diversi soggetti cinematografici fino alla scelta della storia da portare sullo schermo. È stato soprattutto un modo per scoprire sé stessi».

Per Antonella Cavallo, segretaria generale della Fondazione Giuseppe Dessì, investire nei giovani significa costruire un nuovo modo di approcciare alla cultura: «Il mondo culturale – ha detto- ha bisogno di linfa nuova. Vogliamo avvicinare i ragazzi alla cultura non come un obbligo, ma come una scelta, offrendo loro occasioni concrete per esprimere la propria creatività».

Un impegno che la Fondazione porta avanti attraverso numerosi progetti dedicati alle nuove generazioni e che trova nel linguaggio audiovisivo uno strumento particolarmente efficace per favorire partecipazione e consapevolezza.

A raccontare il lavoro sul set è stato il regista Elio Di Pace, che insieme alla sceneggiatrice Marta Esposito ha guidato il percorso creativo.

«Lavorare con i ragazzi è sempre una magia – ha spiegato – All’inizio il laboratorio può sembrare un’attività come tante altri extracurriculari che si fanno nelle scuole, ma quando comprendono che il cinema può diventare uno strumento per raccontare sé stessi, succede qualcosa di straordinario. Cominciano a confrontarsi, a fare brainstorming, a mettere in discussione le proprie idee. È lì che riesci davvero a rompere gli schemi e ad andare oltre le abitudini di un sedicenne, indipendentemente dal risultato finale del cortometraggio.»

A chiudere l’incontro è stato Luigi Sales, Head of Productions di Giffoni Innovation Hub, che ha evidenziato come il progetto rappresenti pienamente il modo in cui Giffoni interpreta il cinema.

«È stata una bellissima sfida, perché il cinema è prima di tutto un progetto di comunità. È ciò che Giffoni ci ha insegnato in tutti questi anni.»

Un modello che continua a crescere e ad attrarre nuovi territori: «Sono progetti – ha detto – che si promuovono da soli, perché generano relazioni vere. Stiamo costruendo una famiglia lavorando insieme ai ragazzi e questo ci rende orgogliosi. Sempre più realtà ci stanno contattando per sviluppare esperienze simili e siamo convinti che questa dimensione di comunità sia destinata a crescere, anche a livello internazionale.»

Con “La Voce dei Giovani: la Villacidro che vorrei”, Giffoni conferma ancora una volta la propria capacità di trasformare il cinema in un laboratorio di cittadinanza attiva, dove i giovani non sono semplici spettatori, ma autori, protagonisti e interpreti del futuro delle loro comunità.

 

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