“Comeback” di Jan e Raf Roosens apre i film in concorso Generator +16 al Giffoni#55: una storia di famiglia, legami e identità

È “Comeback” dei fratelli Jan e Raf Roosens, ad aprire ufficialmente il concorso della sezione Generator +16 nella Sala Truffaut del #Giffoni55. Un racconto intenso e vibrante che esplora con delicatezza e profondità il fragile equilibrio tra amore genitoriale e identità personale, con una protagonista adolescente al centro di un turbine di aspettative familiari e sogni infranti. Il film – una coproduzione Belgio/Paesi Bassi della durata di 87 minuti – segue la storia di Ava, 14 anni, che cerca di trovare se stessa tra due mondi contrapposti: quello della madre Naomi, ex dj techno decisa a rilanciare la propria carriera, e quello del padre Dominique, ritiratosi dalla frenesia notturna per una vita più tranquilla. Tra bassi martellanti, luci stroboscopiche e silenzi emotivi, Ava si ritrova schiacciata dal peso delle aspirazioni dei suoi genitori, mentre cerca – faticosamente – la propria voce. Un’altalena emotiva tra il senso di inadeguatezza e il desiderio di emancipazione. Noti per la loro estetica definita come realismo poetico e per l’attenzione alla spontaneità attoriale, i fratelli Roosens tornano alla regia dopo una brillante carriera nei cortometraggi. Dal pluripremiato ROTKOP (2012) candidato agli Oscar, a COPAIN (2015), selezionato a Cannes e vincitore del Swann d’Or, fino a WHITE GOLDFISH, presentato alla Semaine de la Critique nel 2020, i due cineasti hanno sempre indagato il tema della vulnerabilità giovanile in contesti familiari complessi.

Con “Comeback”, presentato in anteprima come film d’apertura all’Ostend Film Festival, Jan e Raf firmano una riflessione sincera e universale sul legame genitori-figli. “È una storia su una famiglia che si ama, ma che commette errori”, spiegano i registi. “Il nostro obiettivo era raccontare come un figlio possa sentirsi responsabile per la felicità dei genitori, più di quanto accada viceversa” – racconta Raf Roosens durante l’incontro con i #jurors, che si sono dimostrati particolarmente coinvolti e partecipi, spingendo su domande molto tecniche. A colpire è anche la scelta di ambientare la narrazione nel mondo della techno: “È uno spazio autentico, senza filtri, perfetto per raccontare la ricerca di sé” – aggiunge Jan Roosens. Il finale, volutamente aperto, si collega simbolicamente alla canzone che apre il film – “Lei balla da sola” – lasciando un messaggio chiaro: “I figli devono poter percorrere la propria strada, liberi dalle pressioni familiari”. Una proiezione d’esordio intensa, emotiva e coinvolgente, che lascia il segno e apre con forza la sezione Generator +16, mettendo al centro una tematica tanto attuale quanto necessaria: il diritto di ogni ragazza e di ogni ragazzo a essere semplicemente se stessi

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