“Children of the Resistance”: piccoli eroi per una grande impresa impossibile

Ci sono imprese che sembrano impossibili, soprattutto quando a compierle sono dei bambini. Eppure è proprio il coraggio, quando incontra la speranza, a cambiare il corso della storia. È questo il messaggio che arriva da “Children of the Resistance” di Christopher Barratier, film in concorso per gli Elements +10 a #Giffoni56. Ambientato nella Francia del 1940, durante l’occupazione nazista, il film racconta la storia di François, Eusèbe e Lisa, tre amici tredicenni che scelgono di non restare in silenzio di fronte alle ingiustizie. Mentre molti adulti si arrendono al clima di paura imposto dagli occupanti, loro danno vita a una piccola cellula clandestina della Resistenza. Armati soltanto del loro coraggio, dell’intelligenza e di una straordinaria forza d’animo, i tre protagonisti mettono in atto azioni di sabotaggio che finiscono per risvegliare la coscienza dell’intera comunità, ispirando perfino i loro genitori a reagire. Al termine della proiezione, lo sceneggiatore Stéphane Keller ha accompagnato i #juror in un intenso viaggio dietro le quinte del film, rispondendo con grande responsabilità alle loro domande. Una delle curiosità più sentite ha riguardato l’assenza di Adolf Hitler nel racconto. “Perché questo è un film sui bambini e non un film sulla guerra” – ha spiegato Keller, ricordando come la pellicola sia tratta da un celebre fumetto francese studiato nelle scuole. L’attenzione, dunque, non è rivolta ai grandi protagonisti della storia, ma ai piccoli gesti di eroismo quotidiano capaci di fare la differenza. Lo sceneggiatore ha poi raccontato che l’adattamento segue i primi due volumi del fumetto originale e che il tema centrale resta quello del razzismo, particolarmente caro sia all’autore dell’opera sia a lui stesso. Un messaggio che, nonostante l’ambientazione storica, conserva una forte attualità e invita le nuove generazioni a riflettere sul valore dell’inclusione e del rispetto. Tra le scene più emozionanti, Keller ha indicato il finale ambientato in carcere tra François e suo padre: “Mi commuove ogni volta” – ha confidato ai ragazzi, spiegando che le sequenze più difficili da scrivere sono proprio quelle cariche di emozione, nelle quali trovare le parole giuste per raccontare il dolore dei personaggi rappresenta la sfida più complessa. Ha inoltre rivelato che, per il regista, la scena più impegnativa da realizzare è stata quella del treno, girata di notte nell’arco di diverse giornate. I #Giffoner di casa Sala Sordi hanno mostrato grande attenzione anche ai dettagli del racconto. Alla domanda sui nomi incisi sul pezzo di legno visto nel film, Keller ha chiarito che non appartenevano a persone realmente esistite, ma ai personaggi che perdono la vita nel corso della storia. I giovani giurati hanno seguito il dibattito con partecipazione, lasciandosi coinvolgere da una storia capace di unire avventura, amicizia ed educazione civile. Molti hanno sottolineato come il film dimostri che il coraggio non dipende dall’età e che anche i più piccoli possono diventare protagonisti del cambiamento quando scelgono di non voltarsi dall’altra parte.

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