Buona la seconda: Conai porta a Giffoni i “classici” della sostenibilità

La seconda vita di un imballaggio può essere l’inizio di una nuova storia. È il messaggio al centro di ‘Buona la seconda’, la nuova campagna di comunicazione di Conai che rivisita in chiave sostenibile alcuni grandi classici del cinema trasformandoli in manifesti di economia circolare. A Giffoni Impact il progetto è stato presentato in anteprima. Cinque i cult “rigenerati” in forma di trailer green: L’imballaggio che visse due volte (La donna che visse due volte), Il talento di Mr Recycle (Il talento di Mr Ripley), Quei bravi imballaggi (Quei bravi ragazzi), Nosprecatu (Non aprite quella porta), Tesoro mi si sono ristrette le emissioni (Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi).  Protagonisti sul palco Fabio Costarella, vicedirettore di Conai, e Andrea Pisani, attore e comico torinese che per l’occasione ha vestito i panni di un giornalista “imballato di cinema” frmando anche la video-presentazione della rassegna. «Non poteva esserci set migliore di Giffoni» ha sottolineato Costarella. «È un luogo dove si trasferisce conoscenza, dove i ragazzi si confrontano con le grandi sfide del presente. Parlare qui di ambiente attraverso il cinema è il modo più efficace per lasciare un segno». Pisani ha raccolto l’invito con entusiasmo: «Per me Buona la seconda è stato un po’ come riscrivere la sceneggiatura del nostro rapporto con l’ambiente. Anche un gesto semplice come differenziare bene può essere un atto da protagonista. E il protagonista può essere davvero chiunque. Anzi, deve esserlo».
Il progetto nasce in collaborazione con Connexia, brand creativo della MarTech company Retex, e sarà diffuso anche sui canali social e sul sito ufficiale di Conai. Un modo per portare al grande pubblico -soprattutto ai più giovani- la cultura della sostenibilità.  «Conai è nato trent’anni fa come consorzio privato senza fini di lucro» ha spiegato ancora Costarella. «Oggi siamo ai vertici europei per il riciclo pro capite degli imballaggi. Un risultato collettivo frutto della collaborazione tra istituzioni, imprese e cittadini. Ma c’è ancora molto da fare». Il vicedirettore di Conai ha spiegato che  «esiste un problema culturale legato agli impianti, alla loro accettazione nei territori. Per questo» ha concluso  «serve una comunicazione chiara, non ideologica, senza strumentalizzazioni politche. E serve la sensibilità crescente che vediamo nei giovani, capaci di raccogliere il senso profondo della sfida ambientale».

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