“Back to Tottori” e il coraggio di ritrovarsi, quando anche l’impossibile può diventare un nuovo inizio

Ci sono legami che sembrano spezzarsi e che, invece, trovano la forza di rinascere proprio quando tutto appare perduto. È il messaggio di “Back to Tottori” di Arild Østin OmmundsenSilje Salomonsen, film in concorso per gli Elements +10, che ha emozionato la Sala Sordi con una storia intensa e delicata, perfettamente in sintonia con il tema della 56ª edizione del #GiffoniFilmFestival, Ad accompagnare la proiezione sono stati i registi, marito e moglie, insieme alle loro figlie, le giovani interpreti Vega, Billie e l’assistente alla produzione Iben Østin, accolte con entusiasmo dai #Giffoner, curiosi di conoscere i retroscena di un racconto che intreccia crescita, dolore e speranza. Il film segue la storia di Billie, dodicenne determinata a ritrovare il rapporto speciale con la sorella Vega, ormai sopraffatta da una profonda disperazione che le impedisce di immaginare il futuro. Quando Billie decide di avventurarsi tra le montagne con la vecchia macchina fotografica del padre, il viaggio delle due sorelle si trasforma in un percorso di libertà, coraggio e riscoperta del loro legame più autentico. Tra le domande dei giurati, Livia ha voluto sapere se la storia fosse ispirata a fatti reali. «No, non è basata su una storia vera – a svelarlo è Billie Østin – però posso dire che le scene più commoventi sono state difficili per noi, perché nella vita non piangiamo spesso». Marco, invece, si è soffermato sul significato della macchina fotografica, elemento centrale della narrazione. «Sì, rappresenta certamente un contenitore di ricordi – ha spiegato Arild Østin Ommundsen – ma è anche la possibilità di apprezzare ciò che abbiamo davanti e di guardare al futuro». I registi hanno poi raccontato la genesi del progetto, nato come sequel del precedente film e girato nel centro-sud della Norvegia. «Volevamo condividere un sogno che accomuna tanti bambini: quello di evadere, di scoprire il mondo senza la presenza costante degli adulti, costruendo relazioni e amicizie. Nel film la tristezza di Vega nasce dall’incapacità di vedere un futuro. Crescendo potreste incontrare anche voi difficoltà simili. Per questo abbiamo scelto di raccontare il rapporto tra sorelle: è bello mostrare come un legame possa affievolirsi, ma anche ritrovarsi e diventare ancora più forte». Anche le giovani interpreti hanno condiviso il ricordo delle riprese, tra emozioni e divertimento. «Abbiamo adorato girare questo film», hanno raccontato Billie e Vega Østin. «Ci sono state scene molto impegnative, ma ci siamo divertite tantissimo, soprattutto quelle ambientate nel parco. Abbiamo usato effetti speciali molto semplici, come la macchina fotografica in spugna utilizzata in una delle scene». Tra emozioni, sorrisi e riflessioni, il film ha ricordato ai giurati che anche quando il domani sembra irraggiungibile e i rapporti sembrano destinati a perdersi, esiste sempre la possibilità di ritrovare la strada. Perché, proprio come insegna il tema di #Giffoni56, “le cose impossibili” spesso iniziano con il coraggio di credere che possano realizzarsi.

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