Avis ospite di Giffoni Sport: “La donazione di sangue è un atto d’amore“

La donazione di sangue risponde a un fabbisogno preciso del nostro Sistema Sanitario. Ogni giorno si utilizzano migliaia di sacche: l’approvvigionamento è costante, perché virtualmente tutti gli interventi chirurgici possono essere effettuati solo se c’è disponibilità di scorte. Ospiti di Giffoni Sport e introdotti da Antonino Muro, (General Management-Strategic Advisor Giffoni), ne hanno parlato agli ambassador il Dottore Luigi Amoruso, presidente Avis, e la Dottoressa Giorgia Patelli, volontaria.

Un milione e trecentomila persone, un numero enorme: tutti insieme compiono un atto d’amore per un prossimo anonimo. “Non conosciamo chi ne avrà bisogno e per questo motivo la donazione è un atto di grande senso civico – spiega Patelli -. Non si tenga conto solo degli interventi chirurgici. Immaginiamo anche i talassemici. Un gesto gratuito che costa solo un po’ di tempo e di sensibilità in più per recarsi nei punti di raccolta, il sabato mattina. Il sangue non si compra e non si costruisce. Il sangue si dona indipendentemente dall’emergenza”.

Con la donazione di sangue si fa anche medicina preventiva, perché la donazione è preceduta dalla visita di un medico che fa anamnesi del paziente. Successivamente su un campione di sangue vengono eseguiti esami e l’esito è inviato gratuitamente al donatore. Il sangue consentirà a chi è ammalato di continuare a vivere, bisogno di sangue fresco e non datato. “Non si contraggono infezioni, perché tutto viene effettuato con materiale sterile, idoneo. Se non lo fosse, correrebbe rischi anche chi lo preleva”, precisa il presidente di Avis.

Amoruso aggiunge: “Quando viene comprato sangue dall’estero – evento molto raro – in realtà si compra il plasma che serve a creare i farmaci. In Italia, il legislatore stabilisce che il sangue si cede gratuitamente: guai a chi dovesse pagarlo e dimenticare di denunciare. La paura di donare sangue va superata già pensando di fare del bene. Invito a donare il sangue quando si pensa che non serve: c’è sempre un ammalato, soprattutto quello cronico. Perché non posso donarlo a chi conosco? È una domanda che non bisogna porsi, anche perché il sangue donato deve essere controllato e sarebbe disponibile non prima di 48 ore dalla donazione”.

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