La fiaccola della prevenzione: a Giffoni Sport la Fondazione Polito accende la salute

Accensione della Fiaccola e presentazione del Passaporto Ematico: la giornata inaugurale di Giffoni Sport termina con la testimonianza della Fondazione Polito, che promuove la cultura della prevenzione attraverso progetti innovativi dedicati alla tutela della salute degli sportivi e delle nuove generazioni. Tra questi, il Passaporto Ematico rappresenta uno strumento di prevenzione che consente di monitorare nel tempo i principali parametri ematici e cardiaci, contribuendo a contrastare possibili patologie.

Il commento di Davide Polito, presidente della Fondazione: “È per noi un grande onore partecipare all’apertura della terza edizione di Giffoni Sport, un evento che mette al centro i giovani, i valori dello sport e la cultura della prevenzione. Attraverso la dimostrazione del Passaporto Ematico vogliamo diffondere un messaggio semplice ma fondamentale: la prevenzione può salvare vite e deve diventare parte integrante della pratica sportiva. L’accensione della Fiaccola della Prevenzione rappresenta un simbolo di speranza, responsabilità e impegno verso le nuove generazioni”.

Mentre la Sala De Masi viene impreziosita dalle creazioni artistiche di Fernando Mangone, in mezzo alla carrellata di maglie dei campioni di tutti i tempi – Totti, Pirlo, Modric, McTominay, Lautaro – che la Fondazione Polito esporta a Giffoni Sport, il presidente Davide Polito introduce “il Guardiola dei cardiologi”. È il Dottore Roberto Viceconti, che racconta agli ambassador il messaggio e l’impegno della Fondazione di Santa Maria di Castellabate.

“Si occupa di promuovere lo spirito di prevenzione medica, dalle fasce più giovani della popolazione sportiva. Sulla carta non siamo professionisti, ma poi lo usiamo come attività fisica, usura, allenamenti. Il passaporto ematico è un documento di riconoscimento che unisce la visita medica al quadro emato- chicmico.  Non è scontato: la legge prevede che la visita preveda elettrocardiogramma, esami e step. Tecnicamente non si può dire che non vada bene. Ma il messaggio che noi vogliamo promuovere è che se avessero fatto un semplice emocromo su Andrea Fortunato, forse sarebbe stato possibile prevedere. Riguardo Morosini, invece, si entra in un altro discorso: diagnosi postume che potrebbero anche sfuggire alla migliore visita medica. Ci piacerebbe che la consapevolezza non venisse delegata alla sensibilità personale e alla cultura dei genitori, altrimenti chi è meno preparato rischia di non fare le cose, oppure le farà chi avrà cento euro in più da spendere, forse”.

Il progetto del passaporto ematico

Il responsabile è il dottore Giuseppe Ventre, responsabile del progetto Passaporto Ematico. “L’esempio che mi piace fare ai ragazzi è quello di una macchina – spiega Ventre agli ambassador – Ogni auto, pure le utilitarie, fa venti controlli ogni anno. Immaginate il nostro corpo: la prevenzione si costruisce nel tempo, a cominciare da esami del sangue, che consentono di salvare vite, di evitare eventi avversi. Si crea una cartella storica che consente pure di migliorare piccoli deficit da migliorare, a cominciare dallo stile di vita”.  Il passaporto ematico potrebbe sostituire il certificato medico sportivo? “Non deve essere visto come qualcosa che penalizzi l’atleta. È uno strumento di prevenzione e ci dice se ci sono carenze e abitua alla qualità della vita. Ci sono parametri che vengono considerati in base alla disciplina sportiva che si pratica”.

 

 

 

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