Astor e Martin, un cane e un ragazzo uniti da un’amicizia pura e sincera nel film in concorso THE DOG THIEF per la sezione Generator+16

Il cerchio intorno ai film in concorso della 54esima edizione del Giffoni Film Festival si fa sempre più stretto, in vista della proclamazione del vincitore che si terrà domenica sera.

Sesto titolo in gara per la sezione Generator+16 è THE DOG THIEF del regista cileno Vinko Tomičić Salinase. Co-prodotto da ben 6 nazioni, compresa l’Italia, questo film racconta una storia locale, ma che può essere considerata universale.

Il tredicenne Martín, un lustrascarpe orfano di La Paz, in Bolivia, che ha vissuto tutta la sua vita per strada, spera ancora di trovare suo padre. Spinto dalla sua immaginazione, Martín inizia a sospettare che uno dei suoi migliori clienti, il signor Novoa, un sarto solitario, possa essere suo padre.

I giurati in maglia blu al termine della proiezione in Sala Truffaut, hanno avuto modo di interagire con il regista e i due produttori italiani, Francesca Van Der Staay e Mario Manzarotto. Tra gli argomenti maggiormente dibattuti, hanno prevalso il rapporto tra animale e uomo; la scelta di optare per una determinata musica e quale sia stato il processo di creazione e produzione del lungometraggio.

I Giffoners italiani e stranieri, oltre a diversi aspetti legati alle tecniche di ripresa, hanno notato anche quanto sia stato bello e naturale il rapporto instaurato tra Martin e il cane Astor. Le tante ore trascorse a provare le scene, a creare un legame tra l’animale e il giovane attore non professionista, hanno contribuito a rendere il loro rapporto estremamente sincero. Tra le tante scene, una tra le più belle è l’abbraccio che i due si danno mentre si trovano sdraiati a terra. Un momento improvvisato e che il regista e i suoi cameraman sono riusciti a cogliere tempestivamente.

Per quanto concerne la musica, la combinazione tra suoni e immagini, nelle scene di maggiore intensità, è riuscita ad intensificarne il pathos e la carica emotiva. Tra i tanti compiti di un regista, dichiara Vinko, c’è quello di ascoltare ciò che lo circonda: i suoni e rumori della città, come il traffico, la banda musicale della scuola e cercare di fonderli magari con la musica classica, come in questo caso, rinunciando volutamente alla scelta “più facile” di ricorrere alla musica boliviana.

Ed infine, coinvolgendo anche i produttori italiani, si è parlato dei tempi di realizzazione e delle difficoltà incontrate negli anni.
Tra la nascita dell’idea e la realizzazione effettiva sono trascorsi ben 8 anni.

L’idea risale al 2015, le prime riprese dovevano partire nel 2018 ma gravi problemi politici in Bolivia hanno cristallizzato la produzione. Superata la crisi locale, nel 2020 è arrivata quella mondiale con lo scoppio della Pandemia da Covid. Quindi si è tornati sul set solo nel settembre 2021 cercando di andare avanti, nonostante varie battute di arresto dovute ad alcuni casi covid nella troupe.

Come ammesso dai produttori italiani, il regista cileno è riuscito a farli innamorare della sua idea, tanto da seguirlo dalla fase di scrittura fino al primo ciak. Insieme a loro, anche i produttori di 5 paesi hanno scelto di partecipare alla realizzazione del film.

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