Giffoni e le pagine de “Il quaderno di Tommaso”: «Non voltatevi dall’altra parte». L’appello ai ragazzi dalla sala Truffaut

Un invito a scegliere sempre la parte giusta, a non restare in silenzio davanti alle ingiustizie e a costruire un Paese migliore attraverso piccoli gesti quotidiani. È questo il messaggio emerso dal confronto che ha seguito la proiezione del cortometraggio “Il quaderno di Tommaso” nella sala Truffaut per il #Giffoni56. Al centro dell’incontro la vera storia di una famiglia che ha deciso di denunciare la criminalità organizzata, pagando un prezzo altissimo: vivere sotto scorta e rinunciare alla propria libertà per affermare il valore della legalità. “Il Quaderno di Tommaso è scritto e realizzato da #Giffoni, con il supporto del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro e rappresenta uno degli strumenti centrali del progetto “GenL”, dedicato all’orientamento al lavoro etico e promosso dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro. Il cortometraggio sarà proiettato nelle scuole e nelle università di tutta Italia, con l’obiettivo di sensibilizzare studenti e giovani professionisti sui temi della legalità e della responsabilità sociale. Ad aprire il confronto con i ragazzi è stato il presidente della fondazione studi Consulenti del Lavoro Rosario De Luca, che ha spiegato come il percorso educativo – già arrivato a oltre due milioni di studenti attraverso libri, videogiochi e iniziative nelle scuole – nasca proprio dalla vicenda vissuta da Antonino Bartuccio e dalla sua famiglia. «Sono una famiglia normalissima – ha raccontato – che ha scelto di privarsi della libertà pur di denunciare ciò che era giusto denunciare. Per questo li considero eroi moderni, anche se loro non amano questa definizione. Abbiamo voluto raccontare la loro storia perché ogni giorno, nella vita, ci troviamo davanti a un bivio: tra il bene e il male, tra il rispetto delle regole e il compromesso. Ognuno di noi può scegliere da che parte stare». Il messaggio rivolto ai ragazzi è stato chiaro: la legalità non è un concetto astratto, ma una pratica quotidiana che riguarda i rapporti con gli amici, la scuola, la famiglia e, domani, il lavoro. «Siete voi – ha detto – la generazione che costruirà il futuro del nostro Paese. Possiamo avere un’Italia migliore solo se ciascuno farà le scelte giuste». Un invito arrivato anche da uno degli attori del cortometraggio Antonio Gerardi, visibilmente emozionato davanti alla platea della sala Truffaut. Con lui anche l’attore protagonista del cortometraggio Samuele Aprile. «Questo messaggio è importante perché tocca a voi prendere in mano questo Paese. Fatelo con la testa giusta. Imparate a dire no quando è necessario e non accettate più compromessi. Siamo tutti uguali». Nel corso dell’incontro è intervenuto anche Antonino Bartuccio, la cui esperienza ha ispirato il film. Ripercorrendo gli incontri nelle scuole, ha raccontato quanto sia rimasto colpito dalla sensibilità dei più giovani. «Ho incontrato tantissimi ragazzi della vostra età e ho ricevuto sempre risposte straordinarie. Il messaggio che è passato è che il silenzio non è l’unica strada. Molti studenti mi hanno ricontattato anche dopo gli incontri. Sono convinto che saranno proprio loro ad aiutare a cambiare questo bellissimo Paese». Il regista Marco Pellegrino ha poi spiegato la responsabilità di portare sullo schermo una storia tanto delicata. «Raccontare un tema come la legalità e la libertà è stata una grande responsabilità. Sono onorato di aver preso parte a questo progetto e ancora più emozionato nel presentarlo qui, davanti a una sala così piena. Ora comprendo davvero perché François Truffaut definì Giffoni “il festival più necessario”». Per Bartuccio «La paura non si può controllare. Noi abbiamo conosciuto non solo la nostra, ma anche quella degli altri. All’inizio tante persone avevano paura perfino di salutarci. Ricordo che in chiesa la gente usciva dalle navate laterali per evitare di incrociarci. Non li ho mai giudicati, perché la paura è umana». A fare la differenza, ha spiegato, sono state la vicinanza delle istituzioni, delle forze dell’ordine e dei colleghi consulenti del lavoro, che non hanno mai lasciato sola la famiglia. Rievocando gli anni successivi alla denuncia della ‘ndrangheta, Bartuccio ha ricordato come nel suo paese fosse difficile persino pronunciare il nome del boss arrestato nel 2014 dopo l’operazione Deus. «Le cose però cambiano grazie ai piccoli gesti quotidiani di ciascuno e grazie ai ragazzi che scelgono di non restare in silenzio, proprio come Tommaso».

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