Vecchioni lancia la sua Fondazione: il disagio mentale si può curare

E’ stata una vera e propria lectio quella che Roberto Vecchioni ha tenuto al Giffoni Film Festival davanti ai ragazzi della sezione Impact. Il cantautore è stato qui a presentare la neonata Fondazione Vecchioni, avviata con la moglie Daria Colombo, che da due mesi si occupa di malattie mentali e lo fa in memoria del figlio Arrigo. Fondazione che nasce perché, spiega il cantautore, “tra le generazioni, purtroppo, sta prendendo il sopravvento della tecnica sulla poesia. Tantissimi genitori – spiega – non parlano più con i figli alimentando quel senso di vergogna che costringe i ragazzi a non confrontarsi più e a tenere dentro i loro sentimenti. Questo genera paure e disagio”.

Allora la Fondazione “ha il compito di mettere insieme psichiatri, psicologi, gente che fa calcoli per curare il disagio mentale”. Che, osservano i ragazzi, sembra essere un argomento difficile da affrontare anche e soprattutto con le persone a cui teniamo maggiormente e che tengono maggiormente a noi. Vecchioni annuisce a sprona la platea: “Ragazzi non è colpa vostra! Voi non avete assolutamente nessuna colpa. La colpa è semplicemente di politiche di socializzazioni che si ripetono da venti, trent’anni e nessuno ci capisce niente”. In questo, il lavoro della Fondazione, è proprio quello “di incontrarsi, confrontarsi, mettere dentro degli esperti per imparare a correggere le cose perché c’è sempre un modo per uscirne dall’angolo e, per farlo, è fondamentale avere una mano da tutti”. Vecchioni è convinto, rispetto a quello che si possa credere, che le malattie mentali si possono curare. E in questo, chiede qualcuno, quanto l’arte, la musica, possono lenire questo disagio?

“A me è venuto subito da dirti: tanto – dice Vecchioni – però non è facile. In tutti questi anni ho imparato che ci vuole tanta volontà. E’ necessaria la comprensione dell’altro e allo stesso tempo, è necessario che l’altro comprenda te. Solo così si mette fine alla violenza e al disagio. Tre anni fa ho perso mio figlio e ho rivisto la mia vita, sempre in giro a cantare tutte le sere. Solo negli ultimi anni ho rallentato. Ragazzi sappiate che contano tantissimo le mani nella mano, conta tantissimo parlare con papà e mamma. Conta sentire bella musica, guardare un bel quadro, esercitare la sensibilità, liberarla”.

E il disagio è anche la paura di smettere di “soffrire perché poi – dice una giovane cantautrice – non avrei più nulla da dire”. Sbagliato, fa riflettere Vecchioni, “se uno crede in quello che fa impara a entrare sempre nel cuore della gente”. Piuttosto, ed è l’invito del cantautore, “smettiamo di correre”. E il messaggio, Vecchioni, lo trasferisce ai ragazzi con la storiella dell’Indios che chiede a un dottore: ma perché correte sempre? Perché non vi fermate ad attendere la vostra anima? Di qui “la necessità, quando insegnavo, di portare ogni lunedì i ragazzi fuori in un posto qualsiasi a parlare di tutto. Era un modo per attivare link a cose altre. E questo, credetemi, aiuta l’intelligenza e la crescita”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *