FABIO MANCINI: UNA VENTATA DI GENTILEZZA A #GIFFONI56

La sala della sezione Impact viene invasa dalla gentilezza di Fabio Mancini, modello e divulgatore. L’incontro si apre con un video di presentazione, che mostra 20 anni di moda Armani attraverso sue passerelle. Il motivo della clip non tarda ad arrivare: «Vedere questo video? Lo faccio apposta. Ero stufo dei pregiudizi. Tutti mi conoscono come modello, ma nessuno mi ricorda per la mia educazione, per aver fatto l’università.»

Filo conduttore del dibattito è la gentilezza, per il modello «il miglior biglietto da visita che puoi dare ad una persona, nonché l’insegnamento più grande che mi hanno dato mio padre, mio nonno e anche Giorgio Armani, che è l’emblema della gentilezza, dell’eleganza, ma soprattutto dell’uomo.»

Sempre seguendo il leitmotiv della gentilezza, Mancini afferma: «La gentilezza è una cosa che insegnano, ma che dovrebbe essere naturale.»

Sul palco di Giffoni, Mancini vuole trasmettere gli insegnamenti che il pioniere della moda Giorgio Armani gli ha trasmesso: «Prima che morisse il signor Armani mi disse: «Insegna alla nuova generazione ad essere gentile. Voglio essere un’opzione di gentilezza in un mondo in cui ci si è dimenticati delle cose fondamentali.»

Il modello dedica un passaggio anche alle sue origini: «Mia madre è indiana e mio padre pugliese: due mentalità completamente in contrasto. Ho i sacramenti cattolici, ma sono buddhista. Faccio questi interventi pubblici per spiegare che il buddhismo non è una religione, ma una filosofia».

Alle sue origini orientali Mancini è molto legato: «Ogni anno vado in India ad aiutare le comunità. Dovremmo riflettere sul fatto che mentre noi abbiamo tredici paia di scarpe e nuovi vestiti ogni giorno c’è gente che non mangia».

Quando gli viene chiesto come, nella pratica, una persona oppressa possa trarre vantaggio dalla gentilezza, risponde proprio donandole il suo mala: «è una sorta di rosario buddhista», spiega. Poi aggiunge: «Dobbiamo lasciare dei gesti che possano restare per sempre nel cuore delle persone. Queste sono le cose più belle che possiamo fare, dobbiamo iniziare da queste cose.» ed effettivamente, il gesto porta in sala una grande commozione, testimoniata dalle lacrime di alcuni giovani. Proprio alle nuove generazioni, Mancini rivolge preziosi consigli: «Tutelatevi», suggerisce il modello, «questo purtroppo nella moda non lo dicono».

Sul tentativo del mondo della moda di abbracciare nuovi canoni, dichiara: «Ogni brand è soggettivo. Ognuno di noi ha dei valori, degli esempi. Noi possiamo solo cercare di capire la cosa più giusta. Ad esempio, io ora non ho alcun brand addosso. Ognuno deve trovare il proprio stile. Per me Armani rimane un’icona di stile, ma è Giorgio Armani. Io non sono Giorgio Armani, sono Fabio Mancini. Ho imparato da un padre come Armani a vestirmi, ma posso prendere un po’ da tutti».

Uno straordinario incontro che termina, tra abbracci e forti emozioni generali, con una promessa: «Vi prometto che mi batterò al massimo affinchè l’anno prossimo questa sala da 150 diventi cinquecento, ottocento, perché solo uniti possiamo rivoluzionare il Giffoni».

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