Tutto chiede salvezza, a Giffoni in anteprima il primo episodio della seconda stagione

L’appuntamento ufficiale è per il prossimo ventisei settembre su Netflix. Solo, su Netflix. Là dove nell’autunno del duemilaventidue la prima stagione di Tutto chiede Salvezza, la serie liberamente ispirata all’omonimo romanzo di Daniele Mencarelli che esplora la tematica della salute mentale era andata in onda riscuotendo uno straordinario successo da parte del pubblico e della critica. Ma per i giurati delle sezioni generator di #Giffoni54, ragazze e ragazzi nei dintorni dell’adolescenza che indossano magliette dai pantoni brillanti come il cristallino nei loro occhi, la ‘nave dei pazzi’ prodotta da Picomedia e diretta da Francesco Bruni ha deciso eccezionalmente di mollare gli ormeggi. Così, nell’elegante porto sicuro della Sala Truffaut della Cittadella del Cinema, gremita in ogni ordine di poltroncina di pelle granata, il primo episodio dei cinque che compongono la seconda stagione si è rincorso scena dopo scena a tutto (e grande) schermo. Con una intensità da togliere il fiato:

“Questa serie mi ha profondamente cambiato sul piano umano” ha esordito durante l’incontro con i giffoner Federico Cesari, in arte Daniele, il protagonista di tutte le vicende narrate. In questa seconda stagione il suo personaggio ritorna nella clinica dove era stato ricoverato a seguito di un trattamento sanitario obbligatorio per un tirocinio da infermiere. “Grazie a questo lavoro” ha proseguito Federico “ho conosciuto una realtà della quale sapevo ben poco e ho cominciato a farmi delle domande. Quando attraversi determinate porte non torni più indietro bensì ti apri, con una certa sofferenza personale, a una nuova prospettiva di crescita e conoscenza di te stesso. Il personaggio di Daniele, in questo senso, è stato per me un portale che ha innescato un grande terremoto”. Al termine della prima stagione l’attore romano ha iniziato un percorso di psicoanalisi. I suoi cambiamenti – sul set e nella vita privata – si riflettono come in un gioco di specchi nei mutamenti di Nina,  interpretata da Fotini Peluso. I due, ricoverati nella medesima struttura sanitaria, hanno avuto una bambina ma sono andati velocemente in crisi e cominciato una dolorosa battaglia per l’affido della piccola. “Abbiamo sempre sentito che questa storia non poteva terminare con il settimo episodio della prima stagione” ha sottolineato il regista Francesco Bruni, in collegamento con la Sala Truffaut. “Avevamo lasciato un gancio appeso ma è stato il pubblico a darci l’ opportunità di continuare a raccontarla tributando alla serie un successo di cui sono grato”. La storia di Daniele, di Nina e di tanti altri nuovi e vecchi compagni di viaggio, tra cui la mitica Drusilla Foer che nella seconda stagione è la tormentata Matilde e che ha salutato i giffoner in collegamento video (“Forza Giffoni, vi voglio bene”), porta la firma in particolare di Daniele Mencarelli. La sua penna è robusta e delicata allo stesso tempo: “Abbiamo voluto esplorare la tematica della salute mentale non solo nella fase di internamento ma anche in quella successiva della vita di tutti i giorni. “Nessuno è più bravo della realtà a farlo. Tutti noi ci siamo messi al servizio di questa realtà, ciascuno con la propria arte. Io, naturalmente, con la scrittura”. Caduta e rinascita si fondono nei nuovi cinque episodi di Tutto chiede Salvezza. “L’evoluzione del personaggio di Nina mi ha molto affascinato” ha spiegato l’attrice Fotini Peluso rispondendo alle tante domande die giurati. “È cresciuto il personaggio e sono cresciuta anche io. Il confronto con gli altri è stato fondamentale. Scene complicate? Mi appoggio molto alla regia, che considero una guida indispensabile. Ma naturalmente è fondamentale la chimica che si crea con il cast”. La serie è stata premiata a #Giffoni54 per aver infranto il tabù della salute mentale aprendo al confronto e alla consapevolezza e tracciando così una nuova e preziosa strada da percorrere. Il premio – una raffinata targa argento dai profili di velluto blu – è stato consegnato nelle mani di Bibiane Ngirabacu, creative associate di Netflix Italia. “Da giovane ho sofferto di disturbi mentali e ho vissuto l’esperienza di un tso” ha fatto tra l’altro presente Mencarelli nel corso del suo intervento nella Sala Truffaut. “Oggi esiste un analfabetismo esistenziale che avanza in maniera inesorabile. Non siamo più consapevoli di esistere e coesistere con la fragilità, la complessità, la conflittualità della nostra natura umana. Compito dell’arte” ha concluso Mencarelli “è anche quello di dare all’uomo la possibilità di fare pace con i propri limiti”. 

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