Prevenire e In-formare, la storia del “bruco e la farfalla”, un racconto potente per leggere se stessi

Ci sono esperienze che sanno essere potenti, anche se nel tempo di un battito di ali. Questa mattina sono riprese le attività di “Prevenire e In-formare”, sezione che si inserisce nel progetto “Non mi mancano le parole” promosso dall’Ente Autonomo Giffoni Experience e dedicate alla valorizzazione dell’esperienza della lettura per la prima infanzia. L’iniziativa rientra tra i ventiquattro progetti approvati a livello nazionale nell’ambito del bando Leggimi 0-6 2023 del Centro per il Libro e per la Lettura – istituto dotato di autonomia speciale del Ministero della Cultura. Il progetto coinvolge cinque Regioni italiane: Campania, Basilicata, Calabria, Sardegna e Veneto.

Guidate dalle dottoresse Giulia Troisi e Rossella Laudisio del Centro Socio-Sanitario San Nicola, le persone iscritte, soprattutto donne: mamme e insegnanti, hanno lavorato sulla conoscenza del sé.

Una lettura che s’è fatta introspettiva, profonda, che ha saputo scavare nell’interiorità, accendendo interruttori, per alcuni, sopiti da tempo. Si è partiti dalla fiaba del “Bruco e la farfalla”, proiettata sullo schermo, per arrivare ad un questionario.

La fiaba si apriva a diverse interpretazioni ed è stato un modo per riconoscere se stessi nei ruoli dei vari personaggi. Dal bruco che inseguiva il suo sogno di raggiungere la vetta della montagna, agli altri animali incontrati lungo il percorso che tentavano di persuaderlo dall’impresa. Da qui il questionario “La mia storia con la lettura”, significato e significante dell’incontro.

Leggersi attraverso la storia raccontata o leggersi a prescindere dalla fiaba. Alla fine, sono uscite storie diverse, come è giusto che sia, strutturate per età, emotività, coscienza di sé, background. Da qui alla condivisione con gli altri. Che diventa momento di approfondimento e conoscenza di storie altre. Come cerchi concentrici in uno stagno, nel quale le due dottoresse lanciano un imput. Cerchi che si aprono a sguardi e a orecchie sconosciute, in una immersione profonda, sia pure breve. Così cadono le barriere e si curano le fragilità. Rafforzando il nostro ruolo di educatori (genitori, insegnanti, caregiver).

Una esperienza potente, che nel questionario si traduce in una domanda: “Cosa ho provato durante la lettura?”. Che significa mettere in fila tutte le altre domande proposte dal questionario da “Io sono” fino a “Come penso di riuscire a trasmetterlo”.

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