«Non abbiate timore del fallimento». Imparare a trovare la creatività nell’errore: a Giffoni il laboratorio di improvvisazione con Francesco Lancia

«Sbagliate, fallite ed esultate per i vostri errori. Fallite però con gioia, solo così diventerete i migliori creativi. Per noi improvvisatori l’errore è un’opportunità enorme. Se siete concentrati solo sul risultato non sarete creativi. Il pubblico vuole vedervi rischiare». È l’insegnamento di Francesco Lancia, autore, improvvisatore, speaker radiofonico e membro della Compagnia “I Bugiardini”, nel corso del laboratorio di improvvisazione per la sezione Workshop +18. «L’improvvisazione è un’arte», sottolinea, mentre è in dialogo con il conduttore di Workshop +18 Andrea Contaldo.

Un’esperienza immersiva per i Workshopper di #Giffoni55, alle prese con il laboratorio di improvvisazione e scrittura comica.

«Cos’è l’improvvisazione teatrale? É l’arte di salire sul palcoscenico è creare delle cose che non saranno mai replicabili», insiste Francesco mentre stimola i ragazzi a trovare parole, suoni, esprimere un’emozione, evocare un gesto, camminare sul palco, muoversi nell’ambiente circostante, entrare in connessione con l’altro, gioire del proprio errore che diventa espediente creativo.

Tre ore intense di esercitazioni pratiche, durante le quali Francesco destruttura il rigore canonico della platea. Tutti gli aspiranti giovani attori e attrici di Giffoni sono tutti sul palco, tra pic nic paradossali, in condizioni a tratti quasi surreali, per poi spostarsi nello spazio e conquistare tutta la Sala Blu, con corde invisibili, lavoro di gruppo collettivi o a coppie.

Prima di salire sul palco, una breve fase teorica anche sulla scrittura autorale: «Lavorare in TV significa 10 % creatività e 90% di capacità di difendere quella creatività dalle logiche del marketing», insiste Francesco con il consiglio a non utilizzare per i testi l’intelligenza artificiale generativa.

L’AI è utile per tantissime cose, ma non fa ridere. Qual è il punto di vista comico che volete esprimere? Allora buttatelo giù e poi capite quali battute metterci dentro. Un sacco di persone che vogliono scrivere di comicità non hanno idea del perché il pubblico ride. Chi scrive di comicità non va a caso, ma sa bene cosa funzionerà. Qualcuno usa di più l’istinto perché ha il talento, qualcuno deve studiare. Il talento, per me, è la rapidità con cui imparo le cose.

Un invito a non aver timore degli errori, dei fallimenti. «Sgomberate la testa dai pregiudizi. Nel lavoro creativo che volete fare siate onesti. Portate le idee sul palco e stravolgetele. Eliminate l’ansia del fallimento e la paura di non essere all’altezza. Quando non vi vengono idee è solo perché pensate che l’idea non sia buone e andate in ansia da prestazione.  La paura vi chiude lo sguardo e non vi fa vedere le cose che sono intorno a voi».

In scena nessun copione durante la performance interattiva. Tutto improvvisato: “Viviano l’emozione – dice – Nell’improvvisazione teatrale si può utilizzare tutto. Come si fa ad accettare la possibilità di fallire? Nessuno di noi vuole perdere, nessuno vuole fallire.

La società vi programma a fare bene! Ma se non fallite la creatività non c’è. Il vostro è un mestiere creativo. A scuola quando si sbaglia la maestra fa notare l’errore. Nell’improvvisazione quando si sbaglia bisogna essere felici, perchè nell’errore si è scoperto qualcosa di originale, di unico».

«Sono favorevole al politically correct, ma nei posti giusti. Il problema è che non ci sia da nessuna parte in questo Paese e poi nello spettacolo lo si richiede. Lo trovo tutto molto assurdo – e conclude – Il risultato è nel processo, non nel fine. Cosa accade mentre lo facciamo».

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